Dal monte Athos e ritorno

Incontro Salvatore e Isa, che vivono a Riace in quello che chiamano un “kibbutz”. Perchè se lei, Isa, è un’appassionata di studi semiti, lui, Salvatore, che adesso ha 45 anni, si è addirittura convertito all’ebraismo ormai quasi da venti. Anzi, come dice lui, si è “accorto di essere ebreo”. Ora, vi risparmio la discussione sollevata dal sottoscritto circa l’utilità della grande e meticcia cultura ebraica di fondare uno stato-nazione e localizzarsi in un preciso luogo geografico.
Piuttosto, è interessante notare come Salvatore ricada nello stesso errore quando parla della questione meridionale: pretende che anche il Sud diventi uno Stato. Ed è inutile stargli a spiegare che tracciare l’ennesimo confine non servirà a nulla e che è impossibile delimitare i territori e tracciare le frontiere della cultura meridionale e soprattutto di quella mediterranea. Il punto è che Salvatore, in tempi di passioni tristi e pensieri deboli, è rimasto affascinato dalle passioni forti della Terra Santa, dal confronto durissimo e tragico tra i tre monoteismi di Gerusalemme.
Tuttavia, basta andare poco più in là nell’entroterra, verso il monte Cozzolino e i paesi di Stilo e Bivongi, per trovare uno spaccato del carattere testardo e litigioso dei mediterranei, oltre che una tensione religiosa che pochi chilometri più a valle manco sospetti esista. Su un picco che guarda con aria grave il paese di Bivongi, c’è il suggestivo monastero ortodosso di San Giovanni Theristis, in gran parte restaurato con gusto. Fino a qualche tempo fa, dimorava qui da eremita Kosmas, un monaco del Monte Athos. Poi è stato rimosso.
La gente del posto dice a mezza bocca che lo spostamento fosse dovuto al carattere burbero del monaco barbuto, poco incline all’accoglienza dei turisti e alla relazione coi visitatori. Così, dopo scontri durissimi al limite del confronto fisico e tensioni tra chiese e culture – tutte cose che fanno molto “oriente” – al suo posto, a occupare il monastero conteso, sono arrivati dei religiosi rumeni.
Scendendo lungo i tornanti ripidi e si costeggiano le terre grigie, secche, argillose dentro cui affondano le uve del Bivongi, un vino dal sapore forte e deciso. Poi si risale a Stilo, il paese che contende (ancora una contesa!) a Stignano i natali di Tommaso Campanella e dove impazza la rivalità di campanile con Bivongi. Sono diversi anche i dialetti: di qui l’accento delle Serre, fatto di f aspirate e t sonanti, di là le vocali aperte del reggino.
Alla Cattolica di Stilo i turisti scesi da un torpedone mangiano il gelato e ballano al suono di un organetto. Dentro la chiesetta bizantina, mi fanno notare che le due colonne ospitano iscrizioni cristiane e musulmane, un salmo e un atto di fede che invocano ognuno il proprio dio. “Probabilmente si tratta dell’eredità del periodo normanno, molto aperto alle contaminazioni”, mi spiega l’archeologo Cuteri che ho incontrato ieri agli scavi di Kaulon. Di sicuro, i turchi durante le loro scorribande non distrussero questa chiesa, riconoscendola come luogo di culto.
Le miniere di ferro di Pazzano sovrastano l’intenso crocevia di spiritualità. Comincio da qui sopra la discesa verso la costa, prendendo appunti e ricomponendo questo ennesimo tassello di Calabria.

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One Response to Dal monte Athos e ritorno

  1. Salvatore dicono:

    L’articolo di Giuliano è simpatico e interessante. La nascita di uno Stato nel meridione è necessaria e fondamentale per consentire alle popolazioni del Sud Italia di liberarsi dalla terribile occupazione italiana che in 150 anni ha decimato i suoi abitanti con guerre, emigrazione e gestione economica funzionale agli interessi dei governi occupanti del Nord Italia. Tutto il rispetto per le popolazioni del Nord ma i governanti non possono essere assolti e, soprattutto, i governanti meridionali utilizzati dalla dissennata politica del Nord per ottenere gli obbietivi economici prefissati per continuare l’occupazione del Sud. Giustamente Pino Aprile si è accorto – perchè non lo sapeva – che i meridionali sono stati trattati dal Nord e dai governi italiani come gli ebrei dai nazisti. Giuliano tuttavia non deve confondere l’appartenenza religiosa del sottoscritto all’ebraismo con la nascita dello Stato meridionale. Sono due cose diverse di cui abbiamo discusso nella stessa serata ma non politicamente tra loro collegate. Poi ancora bisogna chiarire il sottoscritto è un ebreo del ritorno, anusim, a cui la parola convertito non calza perchè non ha eseguito mai un passaggio da una religione ad un’altra ma in questo tempo è emerso come emergerà la libertà per i medidionali e il meridione, che si spera al più presto si costituirà in Stato autonomo. Salvatore

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