“Oggi ho fatto tardi, di solito mi muovo almeno un’ora prima”. È già mattina da un po’ quando Enrico mi scorta da Parenti fino al bivio di Bocca di Piazza. Lui prosegue verso la montagna, dove deve occuparsi di controllare l’impianto di irrigazione di un campo di patate. Io svolto a destra verso Soveria Mannelli e ritrovo la strada statale 108 bis, la stessa che avevo incrociato da San Giovanni in Fiore a Lorica, in mezzo alla Sila. “Stasera a che ora torni a casa?”, chiedo ad Enrico a mo’ di congedo, con tono da fratello maggiore. “Al tramonto – mi risponde lui – In questa stagione non si cena prima delle dieci”. Da qui la strada verso Soveria Mannelli è in leggera discesa, posso mettere il camminatore automatico e abbandonarmi ai pensieri per qualche chilometro.
Dove la carreggiata si allarga, vedo un camion parcheggiato. Il pilota che ha appena finito di svuotare la vescica e si accende una sigaretta. Fa per salire sull’abitacolo, ha la gamba destra già sul primo gradino, e mi getta uno sguardo stranito. “Vado bene per Soveria?”, dico più per allacciare un contatto che per necessità. “Sempre dritto – mi dice – Anche se sono anni che non facevo questa strada. Sapete, prima mi muovevo verso la costa ionica. Oggi invece scarico vicino a Rende”.
Così, vengo a sapere che il nostro camionista porta alberi. O meglio, alberi sbriciolati.
La storia del disboscamento mi aveva trovato a San Giovanni in Fiore e mi sta seguendo fino al Tirreno. Tagliano boschi, li trasformano in segatura in loco e li portano verso le centrali a bio-masse, dove servono a produrre energia elettrica. Per fare questo lavoretto, chi gestisce gli impianti prende anche i soldi pubblici del Cip6, che dovrebbero servire a finanziare le energie alternative e che vengono prelevati direttamente dalle nostre bollette. “La centrale nel crotonese dove lavoravo è ferma, perché non ci sono più finanziamenti – continua il mio interlocutore – quindi sbarco il lunario facendo corse extra”. “E di questo passo non finirete per tagliare tutti gli alberi?”, chiedo ingenuamente. “Ogni centrale ha una quantità di watt da produrre – mi risponde inarcando le sopracciglia con fare didascalico – Tanti watt, tanti alberi”.
Dal paese di Colosimi al bivio di Coraci passano almeno un paio d’ore di cammino. Poi si risale per qualche chilometro fino alla strada che conduce dritta alla piazza di Soveria Mannelli. Appoggio lo zaino al tavolino di un bar in piazza e ordino un’acqua tonica. Mi avvicina un avventore. “Scusa, tu cammini?”, mi domanda, come se fosse la cosa più naturale del mondo. Al mio cenno di assenso, Salvatore – questo è il suo nome – scopre le carte.
Siamo di fronte ad un vero camminatore, di fronte al quale il vostro cronista è un dilettante allo sbaraglio. Salvatore ha fatto il cammino di Santiago di Compostela, ha camminato sui Pirenei e l’hanno scorso ha marciato per ventidue giorni per raggiungere gli altrettanti santuari calabresi che ospitano una Madonna lignea, dormendo in sacco a pelo e cercando rifugio dove capitava. “Lo faccio perché mi dà un senso di libertà assoluta”, dice. In men che non si dica, ci accordiamo per camminare assieme, l’indomani alla volta di Lamezia Terme. Così avrà modo di raccontarmi la sua storia e trasmetterci la sua sapienza.
Si stanno mangiando i boschi
Scritto in Diario.

