Sulla Piazza Rossa di Africo

Da Locri in poi la strada torna a essere selvaggia. Incontro l’immancabile tendone del circo “marchio Orfei”, gli scavi e il museo. Supero anche Bovalino, assieme all’ennesimo cementificio che precede un centro commerciale, e comincio a intravedere l’Aspromonte.
Africo nuovo è la città che ti aspetti, la new town per eccellenza della Calabria che non riesce a districarsi nella ragnatela di quelli che gli piscoterapeuti definiscono “doppi legami”, situazioni paradossali e impossibili da gestire, del rapporto con il passato e l’emancipazione e della relazione con il qui e l’altrove, che sia la terra dei paesi antichi abbandonata per venire giù alla marina o quella di approdo dei migranti di ogni epoca.
“Scusi, sa dov’è piazza De Gasperi?”, chiedo all’inizio del paese. Il mio interlocutore, un signore sulla quarantina, prima cerca di convincermi che questo De Gasperi non doveva essere di Africo, perchè a lui una piazza intitolata a suo nome non risulta. Poi telefona al suo amico assessore comunale, che invece ne conferma l’esistenza. Bisogna risalire, superare la chiesa evangelica e poi voltare a destra. Mi sono appuntato questo indirizzo, qualche mese fa, dopo aver saputo che qui, in un capodanno di quasi quarant’anni fa, si tenne uno scontro simbolico e materiale molto importante. Da una parte c’erano i giovani ribelli di Africo Nuovo. Tra loro c’era Rocco Palamara, africota figlio di africoti emigrati a Milano a fare i fornai. Rocco aveva deciso di tornare al paese e qui aveva portato idee e storie che venivano da posti lontani che sembravano vicini. La rivoluzione contadina di Mao e quella delle Black Panthers negli Stati uniti. Così, in quel giorno dell’anno nuovo avevano deciso di festeggiare bevendo e ballando. Avevano occupato piazza De Gasperi e l’avevano chiamata “Piazza Rossa”.
Dall’altra parte, c’erano gli ‘ndranghetisti, i quali non dovevano avere apprezzato che in quella piazza si ballava la tarantella liberata, cioè senza “maestro di danze” a condurre la festa, visto che di solito questo ruolo spettava al capo-mafia di turno.
Gli ‘ndranghetisti attaccarono e i giovani li respinsero. Rocco Palamara è un Peppino Impastato di Calabria. Subisce due attentati, cerca di difendersi, viene arrestato lui al posto dei suoi aggressori ma riesce ad evadere. Dopo anni di violenze rinuncia alla rivoluzione di Africo ed è costretto ad andare via dal paese.
Questa storia, è stata raccontata da Corrado Stajano in un noto libro, intitolato proprio “Africo” uscito nel 1979. È impossibile ricordarla senza rievocare quella di don Stilo, il parroco che condusse la comunità di Africo dal vecchio paese colpito da un’alluvione nel 1951 al nuovo insediamento, tessendo attorno agli aiuti per la ricostruzione e al diplomificio di una scuola privata una rete di interessi e clientele che portò a far ritenere proprio lui, il pastore delle anime africote sfollate, il simbolo del radicamento della mafia. Lui querelò Stajano, ma perse. Venne condannato in diversi processi, per uscirne pulito nei gradi successivi di giudizio. Aveva amici anche tra i missini. Quando i fascisti di Messina occuparono l’università, posero come rivendicazione che don Stilo venisse nominato commissario dell’ente per il diritto allo Studio. Quando morì, nel 2000, l’allora vescovo Bregantini lo assolse dai peccati coniando la formula “Solo chi fa sbaglia”. Ma di Rocco Palamara che sfidò la ‘ndrangheta come un guerrigliero resiste all’occupante, pochi oggi si ricordano. Per questo mi siedo qui ad omaggiarlo, sulla panchina della Piazza Rossa di Africo, ex piazza De Gasperi, e scrivo queste righe.

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7 Responses to Sulla Piazza Rossa di Africo

  1. annamaria santoro dicono:

    i brividi , Giuliano.

  2. Luigi dicono:

    Grande……emozione. Ciao

  3. rocco palamara dicono:

    Ben arrivato Giuliano ! e grazie per esserti recato alla PIAZZA ROSSA di Africo ….e di aver evocato quei fatti di 40 anni fà.

    • incammino dicono:

      Grazie a te Rocco,
      questa sì che è una bella sorpresa.
      sapere che qualche filo si riannoda e che qualche ascia di guerra (forse) si disseppellisce mi fa stare bene.
      Un abbraccio
      G.

      • claudio dag dicono:

        leggo pagine sparse del tuo libro… quelle su africo e quelle su rocco palamara mi prendono in modo particolare… caro giuliano ne parleremo assieme giovedì 9 maggio a garbatella presso casetta rossa per la presentazione del tuo libro… un abbraccio da roma

  4. gioacchino criaco dicono:

    grazie per aver reso onore a una delle persone migliori di Africo .. e della Calabria

  5. davide dicono:

    sono felice di essere stato d’aiuto in questa storia anche se solo come interlocutore,non ero a conoscenza della storia di piazza rossa anche se conoscevo la storia di Rocco Palamara,che dopo tutti gli anni passati ancora
    nel paese viene ricordato come un uomo onesto e coraggioso!!!

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