Perché il discorso su “la Casta” è di destra

Citiamo solo gli ultimi in ordine di tempo. Lo spot della Fiat che ammicca esplicitamente al rancore verso le auto blu. Il video di Enzo Jachetti (uno che prestando la sua faccia al vero telegiornale del ventennio berlusconiano, Striscia la notizia, ha molte responsabilità della situazione in cui ci troviamo) che manda tutti i politici a quel paese. Il monologo di Enzo Brignano a Le Iene che rimastica i peggiori luoghi comuni del qualunquismo di fine regime. Il conduttore superberlusconiano Aldo Forbice che a “Zapping”, su Radio1, si fa portavoce di una campagna contro “i costi della politica” e per la riduzione del numero dei parlamentari. Quest’ultima, del resto, è l’unica rivendicazione comprensibile in mezzo alla fuffa del format messo in piedi da Giorgio Gori (uomo di Canale 5 e del Grande fratello) a favore di Matteo Renzi. Dunque, non si tratta più di un rumore di fondo, ma del rischio concretissimo che la crisi economica e politica produca un movimento d’opinione addomesticato e privo di sbocchi positivi. La retorica – facile perché veritiera, eppure inutile – contro “la Casta” dilaga, di pari passo con l’incedere della crisi e accompagna gli ultimi atti del regime berlusconiano. Ma la struttura dei discorsi non è mai neutra. Come ha spiegato il linguista americano George Lakoff, ogni discorso costruisce un “frame”, una cornice concettuale, che i qualche modo contiene anche il suo esito. Ecco, la retorica sulla Casta è un “frame” di destra. Entrare dentro quella cornice significa portare acqua all’individualismo, al rancore senza rabbia, alla frustrazione. La (presunta) denuncia delle malefatte della “Casta” esiste da anni, viene pompata dai grandi mass-media (due giornalisti del Corriere della sera hanno coniato il termine e le televisioni non mancano di tirarlo fuori), ma non è servita a niente. È servita solo ad aggregare masse di individui abbandonati a sè stessi attorno al rancore e alla frustrazione. Non ha prodotto forme di solidarietà, sperimentazione di alternativa o lotte in grado di rompere la frammentazione. Si è concretizzata sempre in lamento sguaiato e generico contro “i politici”, alzando cortine fumogene per nascondere i rapporti sociali, la distribuzione della ricchezza, le relazioni di potere.

La retorica contro “la Casta” prescinde da qualsiasi colore politico. Tuttavia, ogni discorso che si pone oltre i confini valoriali e politici di “destra” e “sinistra”, ritenendole orpelli del passato o puri strumenti ideologici, alla fine – stringi stringi – vuole attaccare “la sinistra”. Chiunque abbia un minimo di esperienza politica quando sente pronunciare la frase “non sono né di destra né di sinistra” traduce mentalmente in “sono di destra”. Quella formuletta nove volte su dieci prelude ad una polemica verso la sinistra. Il sintagma “né di destra né di sinistra” riassume la genesi e l’autorappresentazione del fascismo. Quel modello è continuamente riproposto ai giorni nostri. Quando, nel 2008, i giovanotti telecomandati dai “fascisti del terzo millennio” di CasaPound cercarono di infiltrarsi nei cortei dell’Onda studentesca, intonarono lo slogan “Né rossi né neri ma liberi pensieri”.

Anche la Lega ha sempre cercato di presentarsi come “né – né”: il federalismo e persino la secessione vengono presentati come soluzioni agnostiche, non necessariamente di destra o sinistra”. Lo stesso dicasi per Forza Italia: Berlusconi ha sempre fatto vanto di raccogliere chiunque nel suo movimento carismatico: dai postfascisti agli ex comunisti passando per democristiani, radicali e socialisti. In un altro contesto, ma rimadendo a un movimento carismatico e populista, questo discorso vale anche per il partitino di Beppe Grillo, che ha cominciato ponendo problemi genericamente considerati di “sinistra” (l’ecologia, la lotta ai privilegi, i diritti dei giovani, l’antiberlusconismo) e che a furia di dirsi “né di destra né di sinistra” assume anche posizioni di destra, blaterando di invasione di clandestini o disegnando complotti della finanza mondiale.

Bossi, Berlusconi e Grillo utilizzano volentieri la retorica della Casta, ci si trovano a loro agio. Bossi la piega alle teorizzazioni localiste (dice che con la Padania, i politici sarebbero vicini al territorio e quindi più “controllati” dalla gente), Berlusconi se ne serve per tirarsi fuori (dice che lui non è un “politico” ma un imprenditore prestato alla politica che ha persino rinunciato allo stipendio da premier: quindi non fa parte della Casta!) e Grillo la usa per spargere la sua paccottiglia qualunquista.

Ancora: è tipico della destra banalizzare qualsiasi cosa, trasformare problemi complessi (come il deperimento della politica, la sua incapacità di fare da contropotere all’economia, la crisi della rappresentanza e della sovranità Stato-nazione) in questioni semplici. Assecondare il discorso sulla Casta significa soffocare la fiammella del pensiero critico con valanghe di frustrazioni e scorciatoie mentali. Questo non significa, ovviamente, che non ci si debbano inventare narrazioni “semplificate” per coinvolgere quelli meno abituati a muoversi dentro scenari complessi. La storia della sinistra, quella riformista e quella rivoluzionaria, è piena di simboli e miti pensati per coinvolgere la gente semplice. Ma l’arte della costruzione dei racconti e dei miti deve fare i conti con i rischi di questa attività. Le narrazioni politiche, per non fare il gioco della destra, devono sempre avere un’apertura verso sviluppi di ragionamento più alti e devono sempre disegnare scenari che producano esiti “positivi” e che invitino a mettersi in relazione con altri per costruire qualcosa. Altrimenti, siamo di fronte a una narrazione di destra: la costruzione di un “nemico” contro cui indirizzare la povera gente. Come nel caso della Casta.

Chi parla della Casta pone sempre questioni di metodo (“i politici guadagnano troppo”), ma non entra mai nel merito delle cose da affrontare. Cioè non prende posizione su nulla. Perché il più delle volte sbraitare contro la Casta serve solo disegnare uno scenario in cui ognuno fa quello che gli pare, una enorme zona grigia in cui muoversi liberamente e senza remore: “Siccome tutti rubano, lo faccio anche io per farmi giustizia da solo” (di questo tema si è occupato Franco Cassano nel suo “L’umiltà del male”, edito da Laterza).

Provate a digitare sul motore di ricerca di una qualsiasi libreria online la parola “Casta”. Vi accorgerete di quanti libri sono usciti solo negli ultimi due anni con quella parola nel titolo. Oltre al bestseller di Stella&Rizzo troviamo decine di volumi: ci si scaglia contro “La casta dei farmaci” e contro quella “dei sindacati”, si attacca “La casta del vino” e persino quella “dei radicalchic”. Per non parlare de “La casta della chiesa” e di quella “dei giornali”. Ovviamente, ci sono anche un paio di libri contro “La casta dei giudici”. Questa proliferazione di titoli è senz’altro dovuta a motivi di marketing (si cita il titolo del libro che ha venduto tanto). Il motivo di tanto successo è che lo schema del discorso sulla Casta è accattivante perché deresponsabilizzante: c’è sempre un “io” e uno “loro”, c’è sempre un confine che divide una generica “società” e qualche “casta” di rapaci parassiti. Il risultato è che la “società” indifferenziata non debba mai mettersi in discussione, che basti denunciare la corruzione (che riguarda sempre l’altro) per sentirsi in pace con la coscienza.

* Queste note sono debitrici della discussione collettiva che da tempo si dipana in rete: se n’è discusso in Giap!, il sito dei Wu Ming, ne hanno parlato nei loro blog – tra i tanti – Jumpinskark e Loredana Lipperini (emblematico lo scambio su Striscia la notizia), ne abbiamo scritto su Carta.

 

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43 Responses to Perché il discorso su “la Casta” è di destra

  1. saturninox dicono:

    concordo sul tema, ma vorrei ricordare che l’onestà e la sobrietà sono un patrimonio della sinistra. la vocinanza del rappresentante alle condizioni del rappresentato è sempre stata una delle condizioniche ha caratterizzato i movimenti operai, almeno da dopo l’uscita dal socialismo degli albori. e trovare quindi che anche a sinistra, anche tra le classi più deboli ci sia un forte risentimento contro i propri rappresentanti che spesso hanno trovato un nuovo benessere proprio da l fatto di fare politica o che nei propri orizznti non abbiano più gli ultimi, genera disaffezione, rabbia, odio. Penso che l’individualismo sia un processo indotto oltre che dalla mercificazione dei corpi anche dai comportamenti dei soggetti.

  2. Giuliano Santoro dicono:

    @saturninox
    impostare il tema senza contestualizzarlo storicamente, dentro rapporti di forza, di classe, di genere, di egemonia, significa snaturarlo. anche cossiga – nel bel mezzo della crisi della prima repubblica – ad un certo punto cominciò dal quirinale ad attaccare il sistema dei partiti, solo che a nessuno venne in mente di adottare anche da sinistra il verbo “picconare”…

  3. Lorenzo dicono:

    Kudos…. Notando, fra l’altro, che ieri mezzo Santoro era dedicato alla casta (oltre a essere di destra era anche noioso).

    e aggiungo che il punto più basso di questa derive è la storia dei prezzi del ristorante del parlamento. una cosa orribile, va bene, ma anche un gigantesco “chissenefrega”. Per inciso: a quel ristorante non ci possono andare i dipendenti, che hanno una loro mensa nella quale dopo l’aumento dei prezzi del ristorante vanno a mangiare diversi parlamentari. Qualcosa, questo, vorrà pur dire.

    @saturninox: la “questione morale” è una cosa “dagli alla casta” è un’altra. è appunto una qualcosa di “più alto”.

  4. Bacche Rosse dicono:

    Offre molti spunti questo post ed è interessante. Però una cosa non capisco: tutto sommato che differenza c’è fra il concetto di “casta” e il concetto della lotta fra classi, i padroni e i proletari, ecc.? Ovvero una opposizione noi-loro, in un certo senso, laddove “loro” sono i cattivi e “noi” i buoni che non hanno fatto nulla di male e vengono sfruttati?
    Inoltre secondo me sul carro della “casta” quelli di destra sono saltati sù proprio negli ultimi tempi, al constatare che Berlusconi pare avere i giorni contati. Giustissime le considerazioni su Jacchetti e Brignano, che in realtà sono dei voltagabbana opportunisti senza principio ideologico alcuno, come del resto tutti i berlusconiani.
    Tra l’altro io l’ho constatato fra conoscenze mie che, d’improvviso, dopo 17 anni di berlusconismo a tenuta stagna, han cominciato ad inveire sulla classe politica tutta, i costi della politica, ecc. sbraitando lo slogan qualunquista per eccellenza: “sono tutti uguali”. Così, tanto per spalmare addosso anche a noi un po’ del fango che loro stessi hanno prodotto in questi lustri di supina adorazione dell’unto (dal Signore).
    Ah! E ora inneggiano a Renzi…

    • i-pod keroro dicono:

      Il concetto di lotta di classe non è solo una critica ai capitalisti, è una critica al capitalismo come sistema, il quale ha fra i suoi prodotti la disoccupazione (visto che il privato pensa solo al profitto e ad abbattere i costi, quindi anche i costi del personale) ecc.

      Critiche ai soli capitalisti spettano ai sindacati (cioè al riformismo di sinistra, inteso come riforma del capitalismo), le critiche al sistema-capitalismo sono invece appannaggio dei comunisti.

      • i-pod keroro dicono:

        La lotta tra le classi (in senso riformista) inoltre esiste in due sensi: dall’alto verso il basso (imprenditori) e dal basso verso l’alto (dipendenti).

        Logico che la rinuncia di una delle due parti significa vittoria dell’altra parte, che non rinuncerà di certo alla SUA lotta.

        La lotta degli imprenditori/capitalisti sarà sempre riformista, perchè loro necessitano della forza lavoro e quindi del sistema capitalista.

        • i-pod keroro dicono:

          Inoltre, la “casta” è palesemente un falso problema. D’altronde la democrazia parlamentare è la parvenza rappresentativa del capitalismo.

  5. Giuliano Santoro dicono:

    @Lorenzo Qui un’interessante recensione sul programma di Michele Santoro http://www.tvblog.it/post/29291/servizio-pubblico-occasione-sprecata

    @Bacche rosse La premessa è che il potere non è una cosa che ci appartiene o no, è un meccanismo sociale, un rapporto che ci attraversa e che dobbiamo essere in grado di decifrare e (alle volte) anche di utilizzare.
    Detto questo, nelle lotte c’è sempre – ad un certo punto – un rapporto tra “noi” e “loro”. Ma il modo in cui si stabilisce dove piazzare le barricate (metaforiche e non) è dirimente. Le lotte sociali (schematizzo per brevità, famo a capisse come dicono a Roma) si basano su condizioni materiali di vita e non su campagne stampa costruite ad arte. O pensi che la precarietà del lavoro sia causata dal prezzo del caffè alla buvette? 😉

  6. Alessandra dicono:

    Molto acuto e coinvolgente, da parte mia credo che bisognerebbe parlarne più a fondo:

    “Chiunque abbia un minimo di esperienza politica quando sente pronunciare la frase “non sono né di destra né di sinistra” traduce mentalmente in “sono di destra”..”

    Sottoscrivo in pieno!

    “La retorica – facile perché veritiera, eppure inutile – contro “la Casta” dilaga,”

    Mi sembra un’incongruenza. Se questa retorica è veritiera una “Casta” esiste, al pari dei “Padroni” e dei “Proletari” di cui si parla più avanti. Credo sia più azzeccato il discorso sulla strumentalizzazione destrorsa della retorica sulla Casta, quindi non negarla ma prenderla come fatto assodato e non immutabile, forse questo consentirebbe una virata a sinistra.

    “La storia della sinistra, quella riformista e quella rivoluzionaria, è piena di simboli e miti pensati per coinvolgere la gente semplice”

    Più che la “gente semplice” parlerei di coinvolgimento della “gente semplicemente”, altrimenti rischiamo di arroccarci e perdere il senso della realtà come i Dirigenti del PD. In altre parole: cosa vuol dire e chi stabilisce che una persona è semplice? La nostra Storia è piena di Partigiani che facevano i calzolai o i tipografi, mestieri umili eppure l’essere umano è (quasi sempre) complesso.
    Caste, Lobby, Gruppi di potere, Poteri forti…più che negarli dovremmo sforzarci a fare chiarezza cercando di capire se e come se ne possa fare a meno. Saluti ed i miei complimenti, veramente un bel Post.

    • Giuliano Santoro dicono:

      @Alessandra
      Definisco la retorica sulla Casta “veritiera” nel senso che probabilmente è vero che i politici guadagnano troppo. Ma proprio il fatto che quel dato sia “vero” costituisce un problema, perché se cerchi di confutare quelle argomentazioni vieni tacciato di connivenze con “i politici”. Bisogna avere la costanza di andare al di là di “vero” e “falso”, e di indagare il modo in cui è costruito quel tipo di discorso non produce nulla, come cerco di spiegare.
      Sulla definizione di “gente semplice”, probabilmente hai ragione. Volevo dire esattamente quello che scrivi.

    • i-pod keroro dicono:

      Il problema del PD è il suo europeismo.

      In pratica è di destra, visto che la UE è di destra (mercantilista, ultraliberista, fatta da banchieri e grandi capitalisti… insomma, una pura costruzione economica per la deregolamentazione del capitalismo, con una concezione della vita puramente economicista e rivolta al maggior profitto… e non potrebbe essere altrimenti viste le classi sociali che ci stanno dietro).

  7. Pingback: La Casta della Casta. « Dukkokun

  8. Marco pAp dicono:

    Secondo me, le parole assumono un valore diverso a seconda di come vengono usate. Il “neologismo” “casta” va contestualizzato in un periodo storico e credo comunque che chi l’ha generato abbia fatto leva come in altre parole mi pare tu dica su un populismo un po’ infarcito di retorica… ma questo è servito per creare una dialettica. I motivi di questa dialettica sono forse la distruzione dei privilegi di un ceto politico che abusa del suo potere per avere un tornaconto per se e per le sue clientele consolidate. A livello locale ci sono regioni, province e comuni che sono state il feudo di potentati di destra… oppure di sinistra o di chi li dichiarava tali… ed il potere assumeva il carattere di una burocrazia funzionale ad affarismo e quant’altro indipendentemente dal “colore politico… per cui, alla fine, la parola incriminata può esprimere anche dei discorsi sul potere che potrebbero essere condivisi anche da una sinistra libertaria. Grillo era un socialista, onesto diversamente da altri, che nel suo lungo percorso di autonomia ha mantenuto, secondo me, la sua natura aggiungendo una componente da una parte individualista e dall’altra populista (non necessariamente di destra). Aveva capito che le parole “sinistra”, “destra”, “socialismo”, “politica” erano diventate parole piuttosto ambigue nel sentire comune (e strumentalizzate) per cui ha cercato una forma di comunicazione differente e dai caratteri “umanisti” che ha riscosso un certo successo anche tra persone con storie politiche famigliari ed esperienziali differenti… probabilmente anche tra i disoccupati, i piccoli imprenditori oberati dal fisco e dalla burocrazia, lavoratori di vario tenore culturale e da chi con un certo spirito cercava di opporsi alla precipitosa degenarazione della politica. Riguardo a quello che dici tu ed a coloro che si dichiarano -“ne di destra-ne di sinistra, non mi occupo di politica” o cose del genere- hanno un radicamento in una certa forma di pensiero di estrema destra (vedi Evola) che sembrerebbe aver conquistato molto terreno negli ultimi venti anni anche nei centri di potere più “occulto” (chissà forse anche la P2)… quindi in qualche modo il rischio sono le strumentalizzazioni di chi vuole “dividere” e depistare al posto che “unire” in nome di dictat che potrebbero essere in qualche modo confusi. Credo che Grillo come molti altri siano sinceri e non bisogna fare l’errore di demonizzarli invece del demonio. Tornando al discorso sulla destra e sulla sinistra… non è così semplice nel momento in cui diversi spiriti aleggiano tra i due “poli”. Voglio ricordare che la complessità fu già molto evidente quando negli anni ’20 parte del socialismo rivoluzionario (interventista e compromesso con il potere economico) degenerò nel fascismo definendo una grossa e insaldabile frattura nel seno di un “proletariato” che tentava di emanciparsi. Sinistra. Mi domando oggi, in Italia, chi è che si preoccupa dell’emancipazione degli individui e delle “comunità”?… cioè del progresso socioculturale piuttosto che il mantenimento di un sistema, di un meccanicismo fallimentare, una tecnocrazia involuta e neppure parente di un’originale idea di conservatorismo liberale illuminato. La sinistra? Quale sinistra? Come?

  9. thx1138 dicono:

    Montezemolo dice che “la politica e le istituzioni devono mettere mano ai loro stessi costi”. La politica costa a ogni famiglia italiana, secondo Confcommercio, 350 Euro all’anno. La crisi finanziaria cucinata dalle elite di cui il Cordero è membro e sostenitore, ci è costata, secondo la Banca d’Italia, 20.000 euro per famiglia, come ricchezza nazionale perduta. Mettere mano alla politica ci fa risparmiare due o tre miliardi di Euro all’anno, che nei bilanci di uno Stato sono il resto del caffè. Per dare una proporzione di cosa sia un bilancio dello Stato, sappiate che l’Italia il prossimo anno dovrà trovare 300 miliardi di Euro per le scadenze sui titoli di Stato. Trecento miliardi solo per quella voce, poi c’è tutto il resto. Ok, abbasso la Casta!, così saranno 297 i miliardi da trovare.

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  11. Luigi dicono:

    Non sono di destra ne di sinistra significa proprio questo, caro saputello. Che non sono ne di destra ne di sinistra, io la scheda elettorale l’ho stracciata, non voto perché non ho partiti, e non sono ne di destra ne di sinistra. Quando leggo articoli così li vedo solo di sinistra, una sinistra immorale per giunta, ipocrita, perché signori chiedetevi qual è lo stipendio di Di Pietro e Bersani, chiedetevi perché in tv non si parla più delle tangenti di Sesto, chiedetevi perché il salvatore De Magistris oggi è stavo attaccato. E ora tutti quanti, di destra o di sinistra, chiedetevi “Perché ho votato dei ladri?”. Grazie d’aver votato. Vi ringraziano loro soprattutto.

  12. Giuliano Santoro dicono:

    @Luigi
    Nel mio articolo non c’è nessun invito a “votare” chicchessia. I motivi per criticare DiPietro e Bersani sono infiniti, quello che cerco di dire è che tra questi l’ammontare del loro stipendio è assolutamente una bazzecola. E’ un argomento debole, umorale e incapace di andare al cuore della questione.

  13. Giuliano Santoro dicono:

    @Luigi
    Ma forse per te essere “contro” significa andare appresso al Gabibbo e ai monologhi di Italia1…
    E inoltre, appena uno fa un discorso un minimo articolato che esce dai luoghi comuni e da “è tutto un magnamagna” viene tacciato di essere un “Saputello”: ma quanto siete prevedibili voi qualuquisti! 😀

  14. Giuliano Santoro dicono:

    @Marco pAp
    Su Grillo non sono d’accordo. Per non ripetermi, rimando a questo intervento nel contesto di un interessante dibattito che si è svolto sul sito di Carta a proposito del comico genovese. Lo trovi QUI

  15. Marco dicono:

    “è tipico della destra banalizzare qualsiasi cosa, trasformare problemi complessi (come il deperimento della politica, la sua incapacità di fare da contropotere all’economia, la crisi della rappresentanza e della sovranità Stato-nazione) in questioni semplici”

    vero…però è altrettanto vero che è tipico della sinistra trasformare problemi complessi in problemi ancora più complessi. E se per seguire la complessità delle cose si moltiplicano i punti di vista, le sfaccettature, l’offerta politica, si dà voce in capitolo a chiunque, si cercano mediazioni impossibili su qualunque cosa, per quanto splendido per dibattiti e riflessioni democratiche, si rischia seriamente di essere inadeguati (o tradirsi) in politica…là dove occorre decidere.

  16. Driaeno dicono:

    Articolo interessante. Sono d’accordo sulla critica al discorso qualunquistico sulla casta e sui frame concettuali, dove l’autore si dimostra molto preparato e interessante. Poi però, facendo il muretto destra/sinistra e addebitando alla destra in generale tutta la questione, secondo me fa un discorso che fa acqua da tutte le parti. è ovvio che il discorso della terza via è stato sdoganato dal fascismo, e che quindi è lì che germoglia una critica rancorosa che poi porterà alla dittatura di Mussolini (sono i frustrati il vero bacino politico mussoliniano), ma l’equazione destra=fascismo è assolutamente falsa oltre che inaccettabile. Ho paura che il problema sia che negli ultimi anni la destra in Italia è diventato sinonimo di Berlusconi, e quindi si facciano generalizzazioni assurde.

  17. diego dicono:

    Alcuni spunti interessanti, ma delle conclusioni che non comprendo assolutamente, anzi direi piuttosto arbitrarie. Propongo qualche spunto:

    1) cito: “Altrimenti, siamo di fronte a una narrazione di destra: la costruzione di un nemico contro cui indirizzare la povera gente”: che sia una narrazione di destra mi sembra difficilmente dimostrabile. La costruzione di un nemico con cui prendersela fa parte di un discorso PARANOICO, ed e’ qualcosa che accomuna (tra gli altri) la germania nazista, la cuba castrista, la corea del nord, etc…

    2) chi fa parte delle caste oggi? in molti casi tanti ex “sessantottini”, cioe’ molti fra quelli che inizialmente combattevano le varie caste. Il discorso sulla casta e’ complesso e articolato, e non penso che possiamo ignorarlo o derubricarlo. Pero’, per provare a rovesciare le questioni, voglio dire che spesso contesta la casta precisamente chi vorrebbe farne parte! Ecco, guardando alle rivoluzioni e ai rivoluzionari in genere, mi sembra che la storia insegni che spesso sono peggio di chi li ha preceduti…

    3) cito ancora: “Chiunque abbia un minimo di esperienza politica quando sente pronunciare la frase “non sono né di destra né di sinistra” traduce mentalmente in sono di destra”. Ecco, anche questo mi sembra interessante, ma per altre ragioni. Cosa significa, oggi, essere di destra? Mi sembra davvero difficile da dire; mentre la sinistra ha mantenuto una sorta di identita’, e una sorta di dibattito intorno ad alcune questioni, mi sembra che la destra, soprattutto negli ultimi anni, abbia abbandonato ogni presa di posizione. In particolare con Berlusconi si sono fatti solo slogan, ma mai un’idea, anzi si e’ abiurata ogni idea come qualcosa di negativo: e’ il “governo del fare” (come dire: “noi siamo quelli che fanno, mica quelli che pensano, che hanno delle idee, figuriamoci degli ideali”). Berlusconi si e’ sempre posto, di suo, come anti-politica, dal 94. Solo cosi’ avrebbe potuto prendere cosi’ tanti voti: quelli di chi lo pensa(va) uno di destra, e quelli di chi votava “contro”. L’antipolitica puo’ essere anche la deriva di un certo pensiero di destra, di chi pensa che l’azione non debba essere supportata dalle idee, dal pensiero, dal confronto (spesso l’elettore di destra sembra meno interessato alla politica, forse anche piu’ disilluso), ma non e’ esclusiva della destra. Cosi’ come Berlusconi non e’ di destra, e non si puo’ partire da questa equazione che non esiste.

    Da ultimo voglio dire che anche io amo molto il messaggio di solidarieta’, e soprattutto di speranza che arriva dal pensiero di sinistra. Pero’ mi sembra ingenuo e riduttivo dire semplicemente, come ho colto in questo articolo, che quello che arriva da sinistra e’ buono e giusto, e quello che arriva da destra e’ brutto e cattivo. Non puo’ valere l’equazione: a sinistra ci sono solo valori e a destra solo disvalori, e purtroppo mi sembra la linea di fondo di questo articolo…

  18. Bartolomeo dicono:

    L’odio per la “casta” secondo voi non genera un sentimento anti politico (dove politica ha il suo significato etimologico)? Mi sembra che in parte lo abbiate detto anche voi. Mi sorprende che dai tempi in cui facevo il rappresentante d’istituto (fine 80-inizio 90) siamo ancora li a prendercela con la politica e non con la morale. Ritengo che uno dei più grandi orrori generati dal Berlusconismo sia stato proprio confondere la politica con i partiti. Non essere ne di destra ne di sinistra forse per voi porta ad essere di destra, per me porta a non essere, non partecipare alla vita politica, e forse (se lo vediamo in un ottica storica, ma solo storica) ad essere di destra. Solo gli “indecisi” decidono da che parte si schiererà il parlamento, e meno di essi voteranno meglio sarà, Luigi mi sembra un bel esempio.
    Alcune soluzioni però sono a portata di mano, e alcune ce le presenta il discorso anti casta:
    1) c’è un diffuso desiderio di riappropriarsi delle sorti della nostra nazione, serve una riflessione seria su come renderlo fruttuoso.
    2) ci si pone un problema morale nella nazione che può essere risolto solo con l’educazione, il coinvolgimento e la partecipazione (quindi meglio un noi, onesti, contro loro. Che un se lo fanno loro lo faccio anche io.)

    Sonno certo che anche voi avete alcune proposte, che non sarebbe male sentire.

  19. RosaLouise dicono:

    I luoghi comuni partono spesso da un fondamento che esiste e non è per niente campato in aria. Mi dispiace ma io non sono d’accordo con gli arriccianasi di mestiere che prendono le distanze da Santoro, tanto per dirne uno citato spesso nei commenti, ma può benissimo essere Travaglio, o Grillo o gli stessi Rizzo e Stella che hanno avuto l’ardire di scrivere per primi di sprechi e privilegi assurdi, oppure da chi pensa che se di casta si deve parlare questa riguarda la destra come la sinistra. E non mi piace per niente che chiunque provi a dire quello che pensa di questa politica con parole sue, spesso semplici e non facendosi indottrinare venga tacciato di essere un qualunquista, un comunista di destra, uno che fa un piacere a berlusconi. Il quesito da porre dovrebbe essere uno e uno soltanto, cioè non se parlare degli insopportabili privilegi di cui la classe politica gode sia di destra o di sinistra ma se questi privilegi esistono, e se, in un momento così difficile per tanta gente non sia il caso di rivederli, correggerli e ancorché eliminare tutto quello che con la mera attività politica non c’entra. Io il dentista me lo devo pagare, quando non posso sono costretta a farne a meno, così come per le vacanze, il centro fitness, le medicine, l’auto nuova e la ristrutturazione della mia casa. Solo pochi giorni fa sono andata a ordinare un paio di occhiali da vista nuovi, ogni lente costa 140 euro, se ci si aggiunge il prezzo della montatura è facile desumere quanto può costare un paio di occhiali da vista che non è un lusso ma una necessità, e, se penso che il politico o la “politichessa” può averli senza pagare perché fanno parte di quei privilegi a cui nessuno rinuncia non penso di dovermi sentire in colpa se questa e altre cose mi fanno arrabbiare.

  20. piero filotico dicono:

    Quoto RosaLouise. E aggiungo che tutto l’aasunto del testo è ancora da dimostrare. La realtà è quella che ben descritta (no bastassero libri, inchieste, articoli, ecc) da un testimone al di sopra di ogni sospetto. Gian Giacomo Migone, professore ordinario di storia nordamericana a Torino, è stato senatore dei Ds per due legislature, certamente non un uomo di destra, così parla della casta di cui ha fatto parte: …trasformare i parlamentari in tacchini farciti di privilegi non può che produrre una tentazione cui era ed è difficile sottrarsi…nel contesto italiano, in cui ai disagi materiali del cittadino medio si aggiungono i disagi derivanti dal cattivo funzionamento di servizi pubblici e anche privati, non sperimentarli sulla propria pelle determina una condizione di separatezza che astrae il parlamentare dai problemi che è istituzionalmente chiamato a risolvere…Alla politica resta la responsabilità enorme di essersi trasformata in corporazione, oltre che in casta, per sua natura portata a perpetuarsi attraverso collaudati meccanismi di cooptazione”. E via di questo passo. Leggere per credere.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-uccidono-la-democrazia/2165577/24

  21. RosaLouise dicono:

    Penso che adesso non serve a niente incattivire la base, tutta quella gente sulla quale ricadono il peso e i costi di questa brutta politica che oggi si avvertono più che mai. Io crederò che un partito sia davvero di sinistra quando al primo punto del suo programma metterà l’abbattimento reale e non fittizio di tutto il superfluo, di tutto quello che, appunto, con la politica non c’entra e che ogni normale cittadino-lavoratore è costretto a pagarsi di tasca sua. Ma insomma, voglio dire, dimezzarsi gli stipendi no perché ogni volta che se ne parla in parlamento alzano le barricate, destra e sinistra all’unisono, benefit, vitalizi e privilegi se li vogliono mantenere tutti, e noi? quando tocca a noi? non si può affidare unicamente al buon senso di chi non approfitta: qualche anima candida lo farà pure, ci vuole una regola scritta e fatta rispettare.
    Una volta si pensava che i politici dovessero guadagnare molto affinché non cadessero nella tentazione di rubare e fare i propri interessi approfittando del ruolo e che, siccome la politica ha un costo non fosse giusto che a rappresentarla fossero persone ricche a discapito di chi non lo è.
    Siccome però in Italia entrambe le teorie si sono rivelate fallimentari, siccome in Italia i politici appena possono in tentazione ci cadono più che volentieri e da diciotto anni non si fa nient’altro che garantire gl’interessi di un uomo solo (che poi li garantisce a sua volta a quell’esercito di gentaglia che sappiamo), siccome solo in Italia è stato possibile – grazie anche a chi si sarebbe dovuto opporre ma non l’ha mai fatto – permettere a un imprenditore di scalare i vertici della politica producendo così il più grande conflitto di interessi della storia di una democrazia, è necessario azzerare tutto e ricominciare.
    Quanto guadagna un professionista? quali sono i privilegi ai quali può ambire un avvocato, un medico, un giornalista, un insegnante? ecco: io vorrei, anzi, voglio le stesse cose, voglio che un politico rientri nei normali parametri di un professionista qualsiasi, ovviamente licenziabile e possibilmente senza buona uscita quando dimostra di non aver saputo svolgere al meglio il suo lavoro. E arrestabile quando viola le leggi.
    Come tutti, e come vuole l’articolo 3 della Costituzione. Delle due l’una, o rispettiamo quell’articolo oppure la politica diventa davvero un qualcosa di elitario, riservato soltanto a chi ha la possibilità di accedervi coi sistemi italici che conosciamo bene tutti e di guadagnare stipendi che un normale lavoratore non si può nemmeno sognare. Spesso senz’alcun merito.
    Quando parlo di sprechi e privilegi mi riferisco anche alle altre caste, tipo le forze armate alle quali paghiamo pure le vacanze fin dopo la pensione. Una pensione che peraltro arriva spesso molto prima rispetto all’età in cui ci vanno i lavoratori di altre categorie, conosco marescialli che sono stati collocati a riposo prima dei cinquant’anni: ma quanto ci costa mantenere questo esercito di nullafacenti che mandiamo in vacanza nelle località più esclusive con costi ridicoli rispetto a quanto pagano i cittadini senza stellette e divise?
    Non so, è molto di destra tutto questo? è di destra pretendere che chi si occupa delle cose di tutti sia meglio dei tutti e che si comporti, soprattutto, meglio dei tutti visto che poi fa le leggi che i tutti dovranno rispettare ma spesso e volentieri loro, i politici, no? guardate che la democrazia è esattamente questo: saper scegliere per la classe dirigente gli elementi migliori di un paese. Lo diceva pure Pericle nel suo famoso monologo, e chissà se anche lui era considerato un “comunista di destra”, un qualunquista, un populista.

  22. Giuliano Santoro dicono:

    Grazie per i commenti, che per gran parte non condivido. Segno che questo discorso attira un pubblico trasversale, che va oltre il solito target di questo blog.
    Provo a spiegarmi.
    Come ho già scritto sopra, il punto non è se sia vero che i politici (o le altre “Caste”) guadagnano troppo o se si debba tagliare o meno lo stipendio del consigliere comunale di Canicattì. Il punto è: è su questo che dobbiamo fondare un’identità? E’ questo il tratto distintivo della alternativa al berlusconismo?
    Se la politica è così debole rispetto all’economia, e quindi tutto diventa “corruzione” più o meno legale, ciò è dovuto alla fase storica che stiamo attraversando, alla crisi della sovranità degli stati e a trent’anni di liberismo, non a qualche furbetto del parlamentino (che – lo ripeto per la centesima volta – sicuramente esiste). Quelli che qui sopra sono così attenti alla questione morale mi dovrebbero spiegare come mai i temi della Casta mettono insieme praticamente tutti i grandi media, cioè la voce del potere in questo paese.
    Vi invito a guardare alla struttura del discorso, al modo in cui esso funziona e ai modelli che produce, e non agli argomenti che vengono utilizzati per sostenerlo. Se la si guarda da questo punto di vista, cercando di mantenere lucidità e freddezza, si scoprirà che il discorso sulle Caste è talmente debole, malleabile da essere soggetto a qualsiasi strumentalizzazione.
    Faccio un esempio. Qualche mese fa, il magazine del Corriere della sera ha pubblicato una specie d’inchiesta sui poveracci che vendono abusivamente panini sui treni. Vi si sosteneva che ‘sta gente fa i miliardi senza pagare le tasse. Titolo “La Casta di Trenitalia”. In un paese in cui il sistema ferroviario sta facendo la fine che sappiamo.

  23. RosaLouise dicono:

    Beh, non scherziamo. Ricordiamoci piuttosto che abbiamo una guardia di finanza molto più solerte verso l’esercente che non fa gli scontrini da due e cinque euro (scorsa settimana, davanti ai miei occhi ho visto fare una multa di duecento euro e oltre per uno scontrino non rilasciato da tre) che verso i grandi evasori. Lasciamo stare i discorsi non qualunquistici ma quelli che Serra qualche giorno fa ha definito “da pirla qualunque”. La realtà è molto più ampia e variegata, non volerla vedere o peggio ancora, negarla, per sentirsi più di sinistra, più liberali e più che altro non so, è segno di una certa disonestà intellettuale. Non è che perché una cosa la dicono tutti deve essere annoverata fra quei luoghi comuni che non servono a nessuno. Anzi, il fatto che la discussione sulla casta e le caste venga affrontano in modo bipartisan dovrebbe essere proprio il segnale che la gente, i noi, quelli che si fanno il mazzo per mettere insieme pranzo e cena, sono arrivati a un punto vero di non ritorno, e la politica che fa? come al solito niente, oltre ad occuparsi di se stessa.

  24. Giuliano Santoro dicono:

    RosaLuise, io non sto negando la realtà. Sto solo provando a guardarla da un’altra angolazione.
    Se la politica “pensa solo a se stessa”, secondo me, non c’entra niente il numero dei parlamentari. Tutti i politici sono pronti a fare la *grande riforma* di dimezzare i numeri dei parlamentari.
    Sai che gliene frega a Berlusconi o chi verrà dopo di lui se i parlamentari saranno la metà. E Veltroni e Renzi, con tutto il Pd, da anni dicono che vogliono dimezzare i parlamentari. E sono pronto a scommettere che Silvio farà la prossima campagna elettorale tutta centrata contro la Casta, i “politici di professione”, gli sprechi del “pubblico”, le “burocrazie”.
    E’ bravissimo, lui, a fare queste cose. Tutto procederà come negli ultimi venti anni. Magari Brunetta ritirerà fuori quella storia della Casta dei dipendenti pubblici e dei sindacati. Libero e il Giornale suoneranno le grancasse. Striscia la notizia aggredirà il dentista di provincia che non rilascia fattura invece di prendersela con i Marchionne.
    Sarà il segno che avete vinto, che tutti se la prendono con la Casta. E se lo fanno *tutti* allora di sicuro avete ragione.

  25. bagaglino mon amour dicono:

    Il pezzo mi ha fatto riflettere ma visto che non lo faccio spesso,
    chiedo lumi.
    la critica alla casta:
    1) Storicamente è stato argomento vincente della destra attualmente al potere, quindi per quanto porti fortuna bisogna fare un passo oltre la mera critica.
    2) Non deve esser qualunquista, ucciderli tutti non risolverebbe il problema della crisi economica anche se probabilmente potrebbe essere terapeutico. Esser qualunquisti,porre tutti sullo stesso piano significherebbe darla vinta ai peggiori.
    3) Deve preparare a idee nuove o quanto meno dare le basi per scegliere tra le alternative. Diversamente ci ritroveremo in strada un popolo che non sa davvero perché è li.. un po’ come avveniva nelle manifestazioni al liceo dove il 75% dei ragazzi non sapeva per che cosa ci si stava battendo anche se si divertiva molto.

    In questo senso non ho capito perché Grillo, Travaglio o magari i Guzzanti, Littizzetto, Crozza lontani anni luce da Brignano, Iacchetti, Greggio e via discorrendo siano da guardare con occhio critico.

    Per il primo , ha creato un movimento, ha aggregato, a proposto persone nuove con delle idee, che per carità sono opinabili e da cui si può dissentire, ma ha proposto delle alternative a chi già c’era, non sembra esser qualunquista.
    Ovvio non qualunque idea alternativa va bene
    Grillo sembra voler esser trasparente e ha un metodo che sembra privo di interessi particolaristici e votato a non ribaltare i principi costituzionali. Poi si può discutere all’infinito se una scelta sia buona, sia efficace, risolutiva ma siam in un discorso di un altro livello.. “democratico”. Pur consapevole che al momento uno dei risultati concreti di grillo e aver fatto vincere in molise il pdl, la sua critica alla casta ha proposto idee, ha raccolto gente e conserva degli ideali che superano la casta
    (intesa non come privilegio a qualcosa ma come fonte di interessi privati ostacolo a una qualsiasi politica sociale) e posson anche esser condivisibili in un quadro politico democratico.

    Per il giornalista, le sue critiche generalmente informano facendo nomi e cognomi, lui critica tutti, ma non in maniera indistinta, ognuno per le sue cose e nella sua misura. Lascia a me la scelta. Io posso scegliere. Mi dice che Vendola ha delle ombre sulla questione sanità in puglia ma mi dice anche in premessa che è meno peggio di molti altri. Mi dice come son stati affrontati alcuni problemi dalla destra e dalla sinistra. Io posso scegliere chi votare e da quelle critiche posso trovare nuove idee che magari non contemplino il reato di strage e che qualora fatte proprie da un movimento potrei anche perorare.

    Per il comico e i suoi affini come la sorella, Luttazzi, Crozza ecc. vale il discorso delle differenze con Brignano Iacchetti greggio e altri oscuri individui.
    Se la risata banalizza i problemi e porta ad una rivoluzione contro il prezzo della pasta fresca, il comico è da palco di cabaret o da patibolo . Diversamente se stimola al ragionamento è un satiro,un comico da grande parterre. Forse qui però ho solo frainteso dai commenti la critica ai miei comici prefereti che probabilmente non c’è mai stata.

    Comunque bell’articolo perché impone una riflessione e un conseguente dialogo dal quale sono sicuro ci si migliora.

  26. Simone dicono:

    Non sono mai stato tanto d’accordo in vita mia. L’ “antipolitica” diventa automaticamente la casa degli istinti più bassi.

  27. Pingback: Primo e (spero) ultimo post su “i costi della politica” « Balduse

  28. frankdd dicono:

    E’ vero: quando si cacciano slogan che inneggiano all’antipolitica e al superamento delle ideologie alla fine si attacca principalmente la sinistra.

    Leggete “Un Uomo” di Oriana Fallaci: la storia descrive un eroe contro la dittatura di destra dei colonnelli, le considerazioni qualunquistiche contro le ideologie sono onnipresenti nel libro e sono quasi sempre l’incipit tendenzioso per una critica ai “sacerdoti della sinistra”.

    Pietoso. -.-“

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  31. giuseppe serra dicono:

    Tutto vero. Il dubbio però che una certa omologazione della “sinistra” verso alcuni comportamenti devianti della politica italiana e del capitalismo neo-liberista, possano essere il brodo di coltura di certi movimenti, non ci sfiora neppure? Mah…

  32. Gieffer dicono:

    Non capisco. Destra, sinistra, ma che c’entra?
    I cambiamenti partono dai simboli dell’ancien regime. Attaccando i privilegi della cosiddetta casta è vero che non risparmieremmo più di tanto nè combatteremmo la crisi, ma chissà forse si darebbe una parvenza di onorabilità al mestiere del politico. Forse si comincerebbero a smuovere delle piccole cose, smantellando vecchie mentalità, abolendo almeno in parte le clientele. Non credo nell’abolizione della casta come panacea, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare, no? Guardate la Sardegna.
    Di chi vi fidate nell’attuale panorama politico? Sguazzano tutti nei “rimborsi”, tutti strapagati, tutti con le loro assunzioni di amici e parenti.
    Che altra soluzione c’è?

    Inoltre, “la casta di trenitalia”… è vero, poverini. Però mi sono anche stancato di perdonare tutti i poverini. Che sono figli di un lassismo che da troppo tempo perdura.
    Tagliamo la testa alla casta, imponiamo il rispetto delle regole, la sanzione e chissà, forse un giorno le cose cambieranno.

    Mi spiace di aver usato i toni della propaganda, forse sono off-topic. ma a volte credo che filosofeggiare troppo faccia perdere il contatto con la realtà.
    grazie

  33. Giuliano Santoro dicono:

    Il fatto è che non esistono discorsi *neutri*. E lanciare la lotta contro i “privilegi dei politici” finora è servito quasi a nulla, se non a occuparsi di cose che non hanno a che vedere coi diritti e la condizione materiale in cui vive la gente.
    Mi chiederai: Pensi sia giusto tagliare gli eccessi di spesa? Rispondo di sì, ma presentarlo come priorità, come punto dal quale cominciare (“da qualche parte bisogna anche cominciare”, scrivi) è frutto di un abbaglio colossale.

    • Gieffer dicono:

      Forse è un abbaglio, hai ragione. Mi piacerebbe leggere un “programma” per il cambiamento proposto da te. Ne hai uno che io possa leggere?
      Saluti e complimenti per i contenuti di questo blog.

  34. ExpinossE dicono:

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