And the winner is

Aprile 1968, Brando al funerale della Pantera Nera Bobby Hutton

L’attrice bergmaniana Liv Ullmann e l’agente segreto al servizio di Sua Maestà Roger Moore guardarono la camera, fianco a fianco dietro il leggìo trasparente. Ullmann citò il suo maestro Ingmar: “Spesso essere eloquenti significa rimanere in silenzio”, disse. Moore acconsentì e i due passarono a leggere la rosa per le nomination dei candidati all’Oscar come miglior attore dell’anno 1973.

La diva norvegese proclamò: “And the winner is Marlon Brando in ‘The Godfather’”. Aveva vinto il Padrino Brando.Ma il sogno americano, a volte, crea cortocircuiti strani. Il vecchio boss siciliano che incarna l’idea del self-made-man facendosi strada a colpi di mitragliatrice sarebbe dovuto salire sul quel palco a rivelare questa faccia del Destino Manifesto. Invece, dalla platea si levò una donna vestita da squaw, come quelle dei film di John Wayne, dove gli indiani sono brutti, sporchi e cattivi. La donna si porta dietro il leggìo, fa segno con la mano di non poter accettare l’Oscar® e si presenta. Si chiama Sacheen Littlefeather, ed è stata delegata da Brando a portare quel messaggio. Apparve impaurita L’attore non può accettare quel premio in solidarietà con il massacro dei nativi americani, disse la donna dopo aver premesso che Brando le aveva dato anche un testo da leggere ma che “non c’è tempo”. Più tardi, si scoprì che Littlefeather era stata minacciata dagli organizzatori della kermesse: se avesse letto il documento di quindi pagine, sarebbe stata arrestata.

Moore si allontanò con Ullman, con la statuetta in mano. Nella sua autobiografia, anni dopo, raccontò di averla portata a casa e di averla tenuta lì, fin quando due guardie giurate non si presentarono, a nome dell’Academy, chiedendo di riaverla indietro. Marlon Brando, invece, avrebbe interpretato il cuore di tenebra del colonialismo americano col volto e la voce del colonnello Kurtz, in “Apocalypse Now”.

 

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