“No Future” For You

coverspÈ uscito per Arcana “No Future”. Si tratta di un saggio che ripercorre assieme alle analisi di maestri come Lester Bangs, Dick Hebdige, Stuart Home e Dave Laing, i testi delle canzoni dell’unico album dei Sex Pistols per ragionare di musica e mercato, ribellione e profitti, realtà e rappresentazione e del 1977 come anno dell’Apocalisse che rivelò la fine del Novecento. Non ho scritto un’agiografia e neppure un semplice libro di “critica musicale”. Comincio parlando del reverendo al quale piaceva la parola “coglioni”. Sfuggo alla semplicistica storia di Johnny Rotten e Malcolm McLaren genio e burattino o fratelli-coltelli. Ignoro (o quasi) l’inutile sacrificio nichilista del povero Sid Vicious. Rivaluto la figura di Steve Jones, onesto cleptomane di riff, e quella di Jamie Reid, geniale autore delle grafiche del gruppo. Cerco di ricostruire la storia del rapporto tra Londra e New York e le analogie e differenze tra i Pistols e i Ramones.

Ecco la sinossi.
“In meno di tre anni di carriera, nell’arco di un pugno di canzoni e nel giro frenetico di qualche concerto, i Sex Pistols hanno sconvolto le tradizionali unità di misura della popular music, costringendo giornalisti, operatori del settore e pubblico ad attrezzarsi di fronte alla rottura delle regole che fino a quel momento avevano disciplinato il grande circo dell’industria musicale. La loro è stata un’incursione rapida, incosciente e letale dentro le consuetudini del rock. A trentacinque anni dall’uscita, ‘Never Mind the Bollocks, Here’s the Sex Pistols’, il loro primo e unico album in studio, contiene una miniera di riferimenti attuali che rappresentano un punto di non ritorno.
I Sex Pistols sono stati espressione della generazione che per prima sentì sulla sua pelle la fine del progresso e che annunciò il declino dell’impero musicale britannico, cantando e decretando ufficialmente il marcio e la decadenza della cultura occidentale. Ancora oggi, dunque, le loro canzoni compongono i diversi capitoli di un manuale per decostruire il linguaggio corrente, arrivare al cuore del rapporto tra la nascosta falsità dello spettacolo e l’ostentata rappresentazione del “vero” e sabotarne i meccanismi più reconditi. Un patrimonio imprescindibile per chi voglia ancora compiere la missione impossibile di decifrare e smascherare il compromesso delicato che governa l’intrattenimento musicale e che, in maniera a volte giocosa e a volte drammatica, oscilla come un pendolo impazzito tra realtà e finzione”.

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2 Responses to “No Future” For You

  1. giancarlo dicono:

    sì però, nel cantare la fine dell’impero musicale anglosassone ne hanno garantito altri decenni di successi col loro nuovo filone punk (e anche altro perchè anche la cosiddetta new wave, che pure col punk non ha avuto un rapporto diretto, è stata figlia di quella nuova linfa culturale)

  2. Giuliano Santoro dicono:

    sicuramente. è un paradosso figlio del rapporto contraddittorio tra realtà e spettacolo. mettendo in scena il declino di una cultura si protrae, per certi versi, quella stessa cultura 🙂

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