(Ri)leggendo “Point Lenana”: note a margine

Quelli che seguono sono alcuni degli appunti che ho utilizzato ieri nel corso della discussione con Wu Ming 1 in occasione della presentazione di ieri di “Point Lenana” (che Wu Ming 1 ha scritto con Roberto Santachiara) alla Casetta Rossa, nel quartiere romano di Garbatella. Sono note un po’ frammentarie e parziali, che percorrono solo alcuni dei sentieri tracciati sulla strada del monte Kenya dai due autori.

La rivoluzione (dei corpi celesti)
La rivoluzione (dei corpi celesti)

Come inizia “Point Lenana”? Siamo nel gennaio del 2010, quando uno dei due autori guarda le stelle mentre svuota la vescica, nella notte africana della scalata al Monte Kenya, alla volta di Punta Lenana. L’altro giorno sulla torre dell’Istituto Svizzero di Roma Franco Piperno ha tenuto una delle sue lezioni di astronomia. Lo “spettacolo cosmico” del Pip. è un viaggio multidisciplinare nei miti, nella filosofia e nella storia della scienza. Ci ha spiegato che guardare le stelle e disegnare costellazioni significa affrontare la radice della conoscenza. La cultura è in fondo il modo in cui diamo un ordine alle cose che ci stanno intorno. Guardare le stelle, dunque, è il modo principale di stare con i piedi per terra. Come nel caso di chi unisce i puntini e traccia i disegni che compongono le costellazioni, le storie che inanella l’oggetto narrativo non identificato prescindono dalle distanze, spaziali e temporali, reali. Lo sguardo dei narratori si prende l’onere di disegnare costellazioni, tracciare connessioni e riannodare fili.

Sabato_fascista_anni_30L’impresa defascistizzata. Si parlava di piedi per terra: questo libro racconta (anche) di un viaggio.  E’ il viaggio di Wu Ming 1 e Roberto Santachiara sulle tracce dell’impresa che Felice Benuzzi e due suoi compagni di prigionia (siamo in Kenya, dopo l’ingresso delle truppe inglesi nell’Africa Orientale Italiana): all’inizio del 1943 fuggono dal campo e scalano il monte Kenya, fino alla Punta Lenana. Questa scalata diventa l’epica di un libro, anzi di due libri scritti da Benuzzi: “Fuga sul Kenya” e “No Pic Nic on Mount Kenya”.
Il secondo è conosciuto all’estero e tradotto in fiction, il primo è stato relegato agli scaffali degli appassionati di alpinismo in Italia. Per il motivo che contiene elementi complessi ambivalenti: è un’impresa eroica de-fascistizzata. I nostri portano una bandiera italiana ma cercano anche di purificarsi dalle scorie tossiche del nazionalismo e l’acido lattico del colonialismo. 

grazianiObiettivo Grosso. Ogni volta che si comincia un viaggio vero e ogni volta che si comincia a scrivere un libro vero, si ha intenzione più o meno conscia di affrontare un rimosso, di fare i conti con qualcosa, magari solo di tentare di afferrare quel qualcosa. I Wu Ming non sono minimalisti e non si affacciano mai sul cortile, non si accontentano di guardare le cose dal loro pianerottolo. Hanno una prospettiva più ampia. “Point Lenana” ha un andamento spiazzante, a volte quasi irritante, sicuramente scomodo anche per il lettore ben disposto: è un libro che ha l’ambizione di affrontare il Novecento italiano. Risalendo verso Point Lenana assieme a Benuzzi passiamo dalla Trieste e dalla frontiera dell’Italia orientale, ci troviamo a Fiume e ascoltiamo il violentissimo discorso col quale nel 1920 a Trieste Benito Mussolini associa la retorica irredentista a quella colonialista, incrociamo la figura grottesca e patetica di criminali di guerra e ominicchi come Rodolfo Graziani, arriviamo alla Guerra Fredda e alle guerre a bassa intensità contro i migranti di questi giorni.

lutherbPrima Persona. Il libro comincia in prima persona e racconta il modo in cui – nel gennaio del 2010 – Santachiara e Wu Ming 1 ripercorrono il cammino di Benuzzi verso Point Lenana. Già questa è una anomalia. Stiamo parlando di un autore che fa parte di un collettivo di autori che ha scelto di chiamarsi Wu Ming (“Senza Nome”) non per una scelta di marketing, per il gusto di alimentare un culto dell’anonimato. Al contrario, i Wu Ming sono senza nome perché le storie sono più importanti del loro autore. E dunque, come collocare in questa scelta politico-culturale l’uso della prima persona? Anche in “Timira” (che è il romanzo cugino di “Point Lenana”) si utilizza ad un certo punto la prima persona. Al di fuori di ogni autocompiacimento postmodernista (“Ehi! Ciao, sono l’autore! Ora me ne torno dietro le quinte!”), Wu Ming 2 sbucava fuori dalla pagina per confessare il suo spaesamento, per mettersi a nudo e dichiarare quello che sta avvenendo, il suo modo di relazionarsi alla storia di Isabella Marincola. Anche in questo caso l’autore si mette a nudo e ci dice: “Che diavolo di libro sto scrivendo?”.


postcolonialitalyPostcolonial Italy. Qualche mese fa è uscito negli Usa “Postcolonial Italy”, una raccolta di saggi che si interrogano sull’esistenza di una cultura postcoloniale in Italia, a soli venti anni di ritardo dallo sviluppo del pensiero postcoloniale nel resto del mondo. L’approccio postcoloniale opera su due livelli: da una parte dà voce a quelli che erano colonizzati, permettendogli di decostruire il discorso coloniale ancora egemone. Dall’altra assume il che nel mondo postcoloniale non è possibile – in primis grazie all’irruenza delle migrazioni e del farsi uno del pianeta – nascondere sotto il tappeto la polvere della violenza e dello sfruttamento del nord del mondo. Ne deriva che gli studi postcoloniali si affermino di pari passo con la presenza di movimenti migranti e di conflitti: non possono prescindere dal piano politico e dagli spazi che i conflitti sociali aprono. Questo libro è parte di un percorso politico e culturale che sarebbe molto importante intraprendere e che “Point Lenana” traccia coraggiosamente: si pensi a come Ennio Flaiano (che non era un rivoluzionario, ma era persona intelligente) ha descritto la brutalità del rapporto coloniale in “Tempo di uccidere” o al fatto che (come racconta uno dei saggi di “Postcolonial Italy”, a firma di Roberto de Robertis) Carlo Levi arrivi nel suo confino lucano di “Cristo si è fermato a Eboli”nel giorno in cui i soldati italiani entrano ad Addis Abeba, cosa che ci fa riflettere sul rapporto tutto mediterraneo tra sud Italia e Sud del mondo, tra mito rurale ed esotico delle colonie e mito (ancora esistente e pericoloso) di un Sud Italia agricolo e pacificato.

 Sul sito Wu Ming Foundation trovate materiali di lavoro, approfondimenti, rassegna stampa, frammenti audio e discussioni su Point Lenana. 

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2 Responses to (Ri)leggendo “Point Lenana”: note a margine

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