Grillo e il discorso di fine anno

grilloqualunqueCi siamo arrivati. Domani Beppe Grillo alle 20.30 pronuncerà il contro-discorso di fine anno. L’occasione era troppo ghiotta: come farsi sfuggire l’opportunità di rafforzare il frame del bipolarismo Casta Vs Movimento 5 Stelle (che ha l’obiettivo di far dimenticare bellamente la ricchezza, vivacità e pluralità dei movimenti sociali, come ricorda One Big Onion) e come perdere la possibilità di trovare un nuovo nemico individuale che banalizzi e semplifichi tutto (dopo Silvio Berlusconi, Giorgio Napolitano – come insegna la produzione editoriale del battistrada montanelliano Marco Travaglio)?
Di tutto questo, e proprio dei discorsi di fine anno di Grillo, parlavo in tempi non sospetti in “Un Grillo Qualunque”. All’epoca Beppe era ancora un comico che non aveva scoperto il successo facile dell’antiCasta. Diceva cose diverse, mescolava la biowashball e il complottismo coi temi del pacifismo e della denuncia alle multinazionali. Qui sotto uno stralcio del libro. 

Il 31 dicembre del 1998 va in onda, sempre su Tele+, il primo dei quattro appuntamenti annuali con il Discorso all’umanità. Il nome prende spunto dal celebre discorso umanitario che Charlie Chaplin fa tenere al sosia buono di Hitler ne Il grande dittatore, e la trovata è semplice quanto geniale, ottima per rinforzare l’immagine del contro-informatore: mentre il Presidente della Repubblica tiene il tradizionale discorso di fine d’anno a reti unificate, il comico fustigatore di costumi si mostra in chiaro sui canali della pay-tv.

Disertare la trasmissione ufficiale, in compagnia del Capo dello Stato, per sintonizzarsi sul discorso del comico significa sentirsi parte di una nicchia di tele-dissidenti. Nella prima edizione del Discorso, Grillo compare alla scrivania in abito da sera e papillon. La scenografia è una perfetta riproduzione dello studio del Quirinale dal quale Oscar Luigi Scalfaro pronuncia il suo sermone, solo che incorniciato alle sue spalle compare un ritratto di profilo dell’Homo Sapiens. Grillo è un po’ rigido, impacciato ma tremendamente efficace: «Gentile umanità… Umanità… Risorse umane, esuberi, share, utenti globali, consumatori e consumati. Salve. Che questo plauso vi giunga nelle case che spero momentaneamente non crollate. Stiamo per affrontare insieme il terzo millennio, e nonostante tutto quello che possono dire i famosi disfattisti di questo millennio, io sono ottimista e voglio coinvolgere nel mio ottimismo anche voi. Non solo con le parole, ma con cifre e dati. Stiamo affrontando insieme il terzo millennio con 3 miliardi di analfabeti, 1 miliardo e 500 milioni di persone che non hanno mai visto un telefono, nell’era della grande globalizzazione della comunicazione, l’era del computer del terzo millennio; 2 miliardi di persone che hanno meno di 3 chilowatt di corrente in casa, il computer se lo accendono devono spegnere il frigo».

adolfchaplinProviamo a scandagliare il linguaggio di questo discorso. Delle 4.200 parole che compongono il testo del primo Discorso all’umanità del 31 dicembre 1998, tra i sostantivi più utilizzati ci sono nell’ordine «Persone» (19 volte), «Miliardi» (12) ed «Economia» (11). La parola «Politica» non viene mai pronunciata, mentre Grillo dice «Parlamento» 4 volte nel giro di due frasi, ma solo per dire che chi viene eletto non conta nulla e che i veri potenti sono quelli delle multinazionali.

A cavallo tra il 2001 e il 2002, prima che il magnate dei media globali Rupert Murdoch acquisti Tele+ e interrompa qualsiasi collaborazione con il comico genovese, Grillo pronuncia il suo ultimo Discorso. Lo scenario è leggermente diverso. Dall’altra parte, al Quirinale, adesso c’è Carlo Azeglio Ciampi. Dapprima si sente l’inno nazionale. Si scorge il solito studio presidenziale. Scrivania con mappamondo e telefono e poltrona. Le bandiere italiana, europea e statunitense, una libreria. L’oratore barbuto appare capovolto, camminando sul soffitto, poi si ferma davanti alla scrivania. Sono passate poche settimane dall’11 settembre, il mondo si prepara alla «guerra infinita» dichiarata al mondo da Bush junior. Qualche mese prima, poi, Silvio Berlusconi ha stravinto le elezioni politiche e il grande movimento di contestazione al G8 genovese è stato represso duramente nelle giornate di luglio. Grillo si fa portavoce degli italiani che dissentono da Berlusconi e che si preparano, saranno tre milioni, a scendere in piazza in marzo contro la «guerra preventiva» all’Iraq. «La posizione è un po’ strana […]. Ma non fatevi ingannare», dice comparendo a testa giù. «La posizione è strana perché il mondo è strano. Io, vedete, ho una crisi proprio di personalità perché per anni sono andato avanti a fare monologhi sulla realtà e non mi ci identificavo mai. E dicevo “non capisco quello che mi circonda, i fatti” […]. Le 3 B! Bush, Bin Laden e questo ometto che si agita, che va, che si fa chiamare Il Presidente […]. Si è occupato di tutto! Lavora 18 ore al giorno, questo povero Dorian Gray che non ce la fa più!».

Passando al setaccio le 2.495 parole pronunciate in occasione del Discorso a cavallo tra il 2001 e il 2002, e che risentiva del post 11 settembre, svetta «Guerra» (18 volte). Molto dietro compaiono, appaiate, «Mondo» e «Governo» (8), quest’ultima utilizzata per denunciare i conflitti di interesse di Bush e Berlusconi. Fa capolino per tre volte la «Globalizzazione». Assenti sostantivi come «Parlamento» e «Politica», questa volta scompare anche la parola «Economia», mentre per due volte si parla di «Soldi».

L’attore insiste nell’affermare che «valgono più le scelte che facciamo al supermercato che quelle che compiamo nell’urna». Gli spettacoli mescolano battaglie che hanno solide radici – quelle contro le cosiddette guerre «umanitarie» o contro lo strapotere delle multinazionali, per fare due esempi che ricordano molto da vicino le correnti di opinione che si muovono attorno al cosiddetto «movimento no global» che nasce e si sviluppa in quegli anni – a clamorosi falsi, campagne emotive e infondate che oggi quasi nessuno ricorda. […]

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