La connessione dei cervelli

CERVELLI-SCONNESSI-Sono passati meno di due mesi dall’uscita in libreria di “Cervelli Sconnessi” e possiamo annunciare che il libro è in ristampa. Il testo ha ricevuto diverse recensioni, che provo qui a raccogliere.
Ad aprire le danze è stato il sito di Wired, testata prestigiosa che soprattutto grazie alla carica innovativa e controversa della sua edizione originaria – quella statunitense – riveste una qualche responsabilità storica nell’affermazione resistibile del cosiddetto “net-liberismo”. Su Wired.it, dicevamo, ha avuto la generosità di parlare del libro Fabio Chiusi, uno degli osservatori italiani più attenti ai temi della rete. Il suo post contiene critiche, molte sul metodo, alle quali bisognerebbe rispondere scrivendo un altro volume.
A differenza di Fabio, non sono un “esperto”. Mi muovo su un terreno liminare, a cavallo tra la rete e la strada: è questo il punto di vista insolito del libro. Mi rendo conto che possa spiazzare. Come spiego nell’introduzione (che si può leggere qui), ho con le reti da circa trent’anni rapporti frequenti e relativamente superficiali, da “utente” prima e da lavoratore cognitivo/giornalista poi. Di sicuro non penso aver esaurito un tema aperto, complesso e soggetto a stravolgimenti continui, cavandomela con un libro di 208.456 caratteri (spazi inclusi). Tantomeno di aver trovato soluzioni.
Con le critiche di Chiusi interloquiscono indirettamente molti di quelli che a diverso titolo si sono fino ad ora occupati del libro, accompagnando i “Cervelli Sconnessi” fino alla ristampa. Motivo in più per dare spazio a loro.

Nota Ctrlplus nella sua recensione su Commonware:«i connotati di Internet sono stravolti: i finanziamenti pubblici che ne avevano garantito lo sviluppo svaniscono e sono sostituiti da profitti ottenuti mediante il saccheggio sistematico delle informazioni degli utenti; i suoi standard comunicativi sono imposti da imprese private cui sta a cuore la tutela del bilancio patrimoniale, più che la libertà d’informazione dei netizen; la sua architettura si addensa intorno a pochi supernodi che elaborano quantità di dati sempre maggiori e acquisiscono così un potere irresistibile. Per dirla con Geert Lovink: ‘Agli inizi era Internet che stava cambiando il mondo. Oggi è il mondo che sta cambiando Internet’».

«Il web non è un campo neutro, è attraversato da conflitti e poteri come il mondo fatto di carne. La rete non è un posto altro rispetto all’universo analogico ma ne fa pienamente parte, ci dice l’autore invitandoci a ragionare con lui passo passo e sempre con ironia», osserva dal canto suo Valerio Renzi su Europa, a proposito del volume.

message«Man mano che si sfoglia che il saggio di Santoro, si trovano le risposte a molte domande  sulla sfera digitale che pervade le nostre vite – scrive invece Gaetano De Monte su GlobalProject – Riscontri che chiudono il cerchio del ragionamento sulla Rete.  A cosa è funzionale, per dirne una, la diffusione virale di storie bizzarre in quello che fino a venti anni fa si pensava fosse il luogo deputato allo sviluppo dell’intelligenza collettiva? ‘Non ci siamo resi conto che quella narrazione stava diventando sempre più ingombrante, si stava facendo senso comune, ideologia debole e semplificatoria, stava dilagando nella contesa politica’,  e che ora quella intelligenza collettiva ora ‘viene sfruttata dagli imprenditori del net – liberismo, messa in scena dagli impresari della rappresentazione politica, rimpiazzata da un’armata di cervelli sconnessi e telecomandati’».

«Le pagine di Santoro sono sempre chiare, combattive, appassionate. Il giornalismo di inchiesta si mescola con la critica militante, lo sguardo è situato, di parte, ma l’orizzonte è ampio, i riferimenti molteplici – osserva Francesco Raparelli su Alfabeta2 e DinamoPress – Una cosa è certa: Santoro non ha mai separato le tecnologie della comunicazione, la Rete, dalla pratica politica, per questo può sbarazzarsi della dicotomia tra ‘apocalittici’ e ‘integrati’. Senza concedere più nulla all’incanto libertario, Cervelli sconnessi non smette di pensare il Web come campo di battaglia».

Cliccando qui, inoltre, potete ascoltare la presentazione bolognese, durante la quale Wu Ming 1 ha avuto la generosità di descrivere lo stile del libro come «felicemente giornalistico», citando una definizione che venne impiegata per parlare di questo tizio: troppa grazia… C’erano anche Wu Ming 2, Marco Trotta e Mazzetta.

Il volume attraversa a volo d’uccello diverse situazioni, accomunate tutte dalla connessione delle relazioni di potere (e di stupidità, spesso) tra mondo reale e mondo virtuale. Per questo, hanno interagito con le sue pagine Piero Melati su Il Venerdì di Repubblica (parlando della rivolta inclassificabile dei cosiddetti “Forconi”) e Roberta Scorranese su La Lettura, inserto culturale del Corriere della Sera della domenica (occupandosi delle citazioni inventate online e dell’effetto della rete sulla divulgazione del sapere).

Infine, a proposito di connessione di cervelli, ne approfittiamo per segnalare l’uscita di due libri che intrecciano i temi di cui sopra dei quali presto ci occuperemo, perché è il miglior modo di proseguire il ragionamento e affinarlo: “La Rete è libera e democratica. Falso!” (Laterza) del collettivo Ippolita e “Come finisce il libro” (Minimum Fax) di Alessandro ‘Jumpinshark’ Gazoia. Stay Tuned For More Rock’n’Roll.

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One Response to La connessione dei cervelli

  1. Andrea B. dicono:

    Il tuo libro è una lettura veramente illuminante per tentare di comprendere il presente, ed inoltre è anche “clickabile” nel senso che è zeppo di interessantissimi riferimenti bibliografici. Ad esempio una lettura che ho concluso di recente, che ho trovato affascinante e godibilissima da leggere e pure questa assolutamente necessaria come strumento di comprensione della realtà attuale, è citata nelle prime pagine di Cervelli Sconnessi. Trattasi del saggio “Benvenuti su Marte” di Ken Hollings. Un sunto cronologico precisissimo di cosa avvenne negli USA a livello politico, scientifico, sociale negli anni dal 1947 al 1959. Leggendolo ci si rende conto di quanto era sanguinaria la guerra fredda , che gli “scienziati pazzi” esistevano (esistono!) davvero, da dove sono venuti veramente gli UFO, che il programma dei test nucleari fu concepito sotto l’effetto dell’LSD…. insomma si capisce benissimo da dove è cominciata la “disconnessione dei cervelli”.
    Non mancherò di approfondire altri riferimenti bibliografici presi dal tuo scritto.

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