#QuintoTipo sul Venerdì

derbydelbambinomortoIl fantasma di un bambino morto aleggia negli infiniti (e spesso retorici) dibattiti sulla violenza negli stadi. Si tratta, appunto, di uno spettro perché quel bambino, per fortuna non è mai morto davvero. Lo rievocano le pagine de “Il derby del bambino morto”, piccolo classico che porta la firma di Valerio Marchi, sociologo di strada, skinhead antirazzista e libraio romano scomparso nel 2006. Il libro, indagine attualissima sul rapporto tra “violenza e ordine pubblico nel calcio”, prende le mosse dal derby Roma-Lazio del 21 marzo del 2004, partita che non venne mai disputata. Nel corso degli scontri tra ultrà e polizia al di fuori dello stadio circolò la notizia, rivelatasi poi infondata, della morte di un bimbo, che generò la richiesta delle tifoserie per una volta unite di sospendere l’incontro. Attingendo a fonti orali, citando teorie sociologiche e riannodando fatti, Marchi ha avuto la capacità rara di leggere quegli eventi come spia del rapporto tra forze dell’ordine e società. Era passato da poco il G8 di Genova. In seguito, legislazioni d’emergenza e dibattiti infiniti non sarebbero riusciti ad evitare la morte, sempre all’ombra dello Stadio Olimpico ma questa volta tragicamente reale, del tifoso napoletano Ciro Esposito.

diariodizonaIl volume inaugura le uscite di “Quinto Tipo”, nuova collana di Edizioni Alegre diretta da Wu Ming 1, che prende il nome dalle classificazioni ufologiche: “Se cerchi un oggetto volante non identificato, lo avvisti, gli mandi un segnale, ottieni una risposta e si stabilisce un contatto, siamo già nel Quinto tipo”. Lo scrittore “senza nome” membro del collettivo autore di diversi romanzi, da “Q” al recente “L’Armata dei Sonnambuli”, si è messo alla ricerca di storie in grado di “illuminare l’esemplarità di una o più vicende umane”. “La storia della letteratura italiana è in larga parte una storia di non-fiction scritta con tecniche letterarie, o di ibridazione tra fiction e non-fiction – afferma Wu Ming 1 presentando la collana – Molti dei ‘classici’ nostrani non sono romanzi, ma memoriali, trattati, autobiografie, investigazioni storiche, elzeviri impazziti, miscele dei più svariati elementi”. Da Leopardi a Sciascia, passando per Primo Levi, diversi autori oltrepassano i confini dati. Come nel caso dell’altro “oggetto narrativo non identificato” selezionato per “Quinto Tipo”: “Diario di zona” di Luigi “Yamunin” Chiarella, è il racconto di un lavoratore dello spettacolo che sbarca il lunario come operaio addetto alla lettura dei contatori dell’acqua. Dalle case e dai sotterranei di una Torino in declino nel bel mezzo della transizione dal fordismo al post-industriale, scopriamo le inquietudini di un precario che si muove nella grande crisi italiana in una città algida, ferita, attonita, come in perenne attesa.

Questo articolo è uscito sul Venerdì di Repubblica del 9 gennaio 2015: di #QuintoTipo e del romanzo di Yamunin parlerò il 18 gennaio prossimo all’isola pedonale del Pigneto, nell’ambito di questo evento.

Su Dinamo è uscito uno speciale su Valerio Marchi, con alcuni pezzi ormai da anni scomparsi dalla rete. 

 

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