Biliardino a Roma

Venerdì 9 ottobre presento Alessio Spataro e il suo Biliardino a Garage Zero, nell’ambito di Attraversamenti Multipli. Ne scrissi qualche mese fai ormai sul Venerdì di Repubblica quello che potete leggere qui sotto. Ci si vede là alle 19.

biliardino«Quattro più piccoletti giocavano al calcio balilla, e altri due giovanotti al ping pong; altri stavano a guardare seduti su delle casse»: Pier Paolo Pasolini in “Una vita violenta” descrive così una scena di vita quotidiana di una bisca della periferia sottoproletaria Roma. Anche il fumettista Alessio Spataro ha (ri)trovato il calcetto da tavolo aggirandosi per uno dei quartieri pasoliniani di Roma, il Pigneto. Dopo la graphic novel (scritta con Checchino Antonini) “Zona del silenzio” che ricostruiva la morte di Federico Aldrovandi, Spataro va in Spagna e si mette sulle tracce dell’inventore del “calcio balilla”. Ne nasce il romanzo a fumetti intitolato “Il Biliardino”: uscirà in maggio per Bao Publishing. Le prime 68 tavole vengono pubblicate on line con cadenza settimanale.

Con tratto disneyano ed eclettico, in dieci capitoli e 268 tavole, Spataro racconta la vita sorprendente di Alejandro Finisterre, avventuriero e inventore del futbolín, gioco che ancora oggi in Italia è vietato nei luoghi pubblici da alcune ordinanze municipali e che l’Isis autorizza “a patto che i giocatori abbiano la testa mozzata”, in ossequio al dogma integralista iconoclasta. Leggendo Spataro, e incrociando lungo la vita di Finisterre personaggi del calibro di Picasso, Camus e Sartre, veniamo a sapere che l’accezione italica “calcio balilla” si fa beffa della biografia antifascista del suo inventore. Finisterre omaggia la Catalogna ancora da adolescente, imbattendosi in una colonia che ospita giovani mutilati. Qui inventa un prototipo del fortunato gioco.

Dopo il 1936, quando i repubblicani vengono battuti, espatria in Francia, dove fa il critico teatrale. Poi segue altri esuli in Guatemala, dove riesce a costruire il suo gioco ma nel frattempo in Spagna un imprenditore si appropria del suo brevetto. Durante l’esilio guatemalteco gli capita di sfidare al biliardino un giovane argentino che risponde al nome di Ernesto Guevara. “Per la cronaca – racconta Spataro – quest’ultimo era un pessimo giocatore”. Quando anche in Guatemala cade la democrazia, negli anni Sessanta, l’avventuriero ripara in Messico, dove fa l’editore. Alla morte di Franco, Finisterre torna in Spagna e lavora come agente letterario. Morirà a Zamora, nella Castiglia del Nord, nel 2007. Al manoscritto della sua autobiografia verrà apposto addirittura il “segreto di Stato”. «La vita dell’inventore del biliardino è molto intensa, piena zone d’ombra – dice Spataro – Per ricostruirla ho intervistato diversi testimoni». Il suo lavoro su Finisterre è atteso nello stato spagnolo. El País definisce Spataro «uno degli artisti più incisivi provenienti dall’Italia, un paese in cui non mancano né i fumettisti taglienti né l’ispirazione per esserlo».

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