Al Palo della Morte

al-palo-della-morte-alegreUn uccello rapace sorvola da qualche giorno i cieli di Roma. Un falcone.
È cresciuto in cattività. Adesso i suoi padroni lo hanno liberato, a sorvolare una città in crisi, spaesata, sfiduciata. L’hanno sguinzagliato allo scopo di far fuggire gli stormi di uccelli migratori che si addensano in alcuni punti chiave della città. Vogliono impaurire i pennuti con un volatile minaccioso. Gli uccelli che vorrebbero far sloggiare si radunano a piazza dei Cinquecento, che è il luogo di fronte alla stazione Termini dove, venticinque anni fa, si incontrava la comunità migrante, soprattutto quella pakistana, bengalese e indiana. Loro chiamavano quel posto “la piazza degli uccellini”, felicemente ignari del fatto che la toponomastica ufficiale omaggiasse i Cinquecento di un’impresa coloniale italica. Difficilmente il falco feroce riuscirà a scacciare gli altri volatili: gli esperti ornitologi ci dicono che l’inserimento di un predatore non impensierisce affatto uccelli come quelli della piazza dei migranti, abituati alle differenze e a convivere con falchi pellegrini, cornacchie e gabbiani.

Nei prossimi giorni esce Al Palo Della Morte.
È una narrazione del Quinto Tipo.
Procede per frammenti, analogie, differenze, rimandi e digressioni. Riporta fatti veri, verificabili o riportati da testimoni. Una storia vera osservata da punti di vista insoliti, quelli che spesso rivelano cose fondamentali.

muraleDal Palo della Morte possiamo guardare il centro di Roma, la metropoli intera, l’Italia. Forse solo da una periferia, da un luogo di confine tra tanti mondi possiamo osservare quel che accade, fare un passo avanti e, come disse qualcuno, provincializzare l’Europa. Le pagine seguono il cammino interrotto di un migrante pakistano, Shahzad, ucciso a Tor Pignattara alla fine della scorsa estate mentre cantava le sure del Corano. Shahzad trova la morte al crocevia di tanti mondi, si sposta nel tempo e nello spazio. La storia del suo omicidio è imprescindibile, dobbiamo farci i conti. Provo a farlo non come se fossimo in un tribunale, cioè alla ricerca di colpevoli da ingabbiare e precedenti da far combaciare. Il linguaggio del diritto deve far questo: condurre l’ignoto verso il già noto. Al contrario, il racconto sbilenco che si dipana Al Palo della Morte, prova a individuare ciò che abbiamo perso di vista e cercare parole nuove. Bussa alle baracche dove vivevamo l’altro ieri per indagare l’evoluzione dell’odio per i poveri dalla Roma Imperiale e mussoliniana alle retoriche del decoro. Indaga l’ossessione per la piccola proprietà. Si confronta con documenti storici e analisi e allo stesso tempo si cimenta con l’immaginario del cinema, soprattutto con l’epica della romanità in crisi del Carlo Verdone degli esordi e del suo incontro con Sergio Leone.

Come spesso capita, il libro non è un oggetto a sé stante: è il baricentro di una galassia di progetti e percorsi individuali e collettivi che ho attraversato negli ultimi mesi. Eccone soltanto alcuni.

Su Giap trovate la quarta di copertina e la locandina di Al Palo della Morte.

Su DinamoPress una discussione con Wu Ming 1 e Valerio Renzi, su rimossi coloniali, guerre italiche, fascioleghismo e periferie all’indomani degli attentati di Parigi.

– In occasione della giornata “Contro il Decoro” abbiamo diffuso ampi stralci di una riflessione sull’ideologia del decoro, scritta assieme a Maysa Moroni e Andrea Natella, uscita in edizione integrale sul secondo numero della nuova serie della rivista Letteraria.

Qui le informazioni per abbonarsi alle uscite di Quinto Tipo, la collana diretta da Wu Ming 1 per Edizioni Alegre.

Presto il primo calendario delle presentazioni. Ci si vede Al Palo della Morte.

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One Response to Al Palo della Morte

  1. Hosting dicono:

    Ancor pi epico l amico di Martucci, l occhialuto sconosciuto che compare solo alla fine del film e con cui Enzo poi andr a Cracovia. Un incontro che avviene a piazzale dei Partigiani in realt , ma che l organizzatore dell evento che non c ha voluto portare al palo della morte per unire due passaggi mitici di un film entrato dell immaginario di tanti romani.

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