Escape from penal hysteria

palodellamorte
Il Palo della Morte, 1980

Da circa due settimane “Al Palo Della Morte” è in libreria. In che scaffale? Qualche libraio l’ha messo nella sezione “narrativa”, altri in “attualità”, altri ancora in “saggistica”. Come è normale per un oggetto narrativo del Quinto Tipo, la classificazione è tutt’altro che scontata.
A pochi giorni dall’uscita del libro, è arrivata la condanna in primo grado di giudizio a 21 anni per una delle persone coinvolte nella morte di Shahzad. Una sentenza molto pesante, che nelle già dalla richiesta del pubblico ministero era stata definita “esemplare”.

Il Palo della Morte, oggi [photo @zeropregi]
“Al Palo Della Morte” è stato scritto per molti motivi. Uno di questi è proprio quello di evitare che la storia – quella sì, esemplare – della morte di Shahzad e del contesto nel quale è avvenuta si riducesse alla narrazione giuridica, alla semplice vicenda processuale. Certamente esiste la responsabilità individuale, ma ci sono anche circostanze sociali e storiche che eccedono la dimensione penale e che troppo spesso in questi anni tendiamo a dimenticare, dentro a un processo più ampio che è stato definito “populismo penale”. C’è il rischio, che avevo ben presente scrivendo il libro, utilizzando anche le carte dell’indagine e affrontando un caso di cronaca nera, che la condanna, indipendentemente dalla sua opportunità, serva soltanto a lavare la coscienza collettiva. Che il carcere accompagni il processo di rimozione della morte tragica di Shahzad invece di aiutarci a comprenderla davvero ed elaborarla. Ci sarà modo di discuterne anche con gli avvocati della parte civile, che fanno parte di Progetto Diritti e non mancano di coscienza sociale.

Intanto arrivano le prime recensioni.

al-palo-della-morte-alegreEmiliano Viccaro su DinamoPress:
“Shazad muore in via Ludovico Pavoni, ucciso dalla frustrazione plebea, dagli incubi di ritorno del non risolto coloniale, che nutre la banalità del razzismo quotidiano dei nuovi poveri, di chi non riconosce (o non vuole riconoscere) il vero responsabile della propria miseria. A pochi metri da lì, il paradosso sgambetta sfrontato sul campo in cemento dell’oratorio, popolato ogni giorno da una miscela di pischelli migranti di chissà quale generazione, uniti da un vigoroso e sincretico dialetto romanesco”. (Qui il testo integrale)

Simone Pieranni sul manifesto:
“Santoro accompagna il lettore a circumnavigare l’evento di partenza, l’omicidio da parte di un giovane italiano di un pakistano, per concentrarsi sulle cause, gli eventi che trasformano una metropoli finendo per creare cortocircuiti sociali, ideologici, linguistici, di senso”. (Qui il testo integrale)

Luca Pisapia sul Fatto Quotidiano:
“La miccia è un omicidio in una delle mille frontiere architettoniche e culturali che segmentano le città contemporanee. Una sera di fine estate del 2014 su un marciapiede di Tor Pignattara, periferia della capitale, rimane a terra Shahzad: migrante pakistano ammazzato a calci e pugni da un minorenne italiano. Da qui il racconto di Giuliano Santoro deflagra come un’onda d’urto nel tempo e nello spazio per indagare sul rapporto tra comunità e spazi urbani: dalla resistenza partigiana delle periferie romane agli odierni pogrom razzisti, dalle isterie securitarie all’ideologia del decoro, dalle antiche commistioni tra criminalità organizzata ed estrema destra fino a Mafia Capitale. Con una narrazione ibrida che tiene insieme l’indagine giornalistica e la saggistica, la cronaca e la storiografia, la forza centrifuga e centripeta del racconto restituisce una prosa fluida e accattivante. Partendo dai riferimenti della cultura pop romana, da cui il titolo “Al palo della morte” come luogo dell’incomunicabilità per eccellenza raccontato da Carlo Verdone, l’autore usa Roma come metonimia della città contemporanea (potremmo trovarci nelle banlieues di Parigi o nelle periferie di Stoccolma) per interrogarsi su conflitti e contraddizioni del vivere urbano, ed esplorarne la possibilità di una resistenza attiva”.

Il calendario della presentazioni si va componendo. Solo le prime date:

  • Questa sera “Al Palo della Morte” è a Roma, a Esc, a L/Ivre, con Tommaso De Lorenzis, Valerio Renzi e una lettura di Elio Germano.
  • Il 20 dicembre a Venezia, Laboratorio Morion, al Regolo Book&Wine.
  • Il 9 gennaio prossimo di nuovo a Roma, alla Libreria Griot.
  • Il 15 gennaio alla scuola Carlo Pisacane, sempre a Roma. Anzi: a Tor Pignattara.
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