Al Palo della Morte: altre recensioni e prossime date

al-palo-della-morte-alegreCon la serata di sabato 27 allo Yeti, al Pigneto, si è conclusa la prima tornata di presentazioni di Al Palo della Morte. Con l’eccezione della preview veneziana (al Morion) e del bellissimo incontro ospitato dal laboratorio di scrittura dei detenuti del carcere fiorentino di Sollicciano, questo primo giro si è composto soprattutto di eventi tenuti a Roma e dintorni.

Non per mia scelta: appena, nello scorso dicembre, il libro è uscito sono piovute richieste di presentazione dalla capitale che mi hanno costretto a spostare le trasferte. Dalla partecipatissima serata a Livre/Esc in poi ogni appuntamento (in tutto una decina) è stato occasione di dibattito intenso e testimonianze molto forti. Hanno partecipato persone diverse, coinvolte a vario titolo nelle vicende descritte nel libro: testimoni diretti, un parente della vittima, attivisti e membri di associazioni e comitati di quartiere, ricercatori universitari, compagni di una vita e nuovi complici, giornalisti ed editor, attori e ovviamente semplici lettori interessati al libro e ai temi che solleva.

Sono successe tante cose. Soprattutto, come spesso capita alle presentazioni, ne ho imparate moltissime. Alcune delle storie che compongono il libro sono esplose sui media. Come l’indagine su diversi esponenti dell’estrema destra romana, accusati di organizzare i bangla-tour, veri e propri pestaggi ai danni dei cittadini del Bangladesh.

Adesso comincia la seconda fase, composta soprattutto (ma non solo) da date non romane. Ecco le prossime. L’elenco è in via di aggiornamento. Dove mancano i dettagli, compariranno appena possibile.

– 9 marzo, Bolzano all’aula magna del Liceo Carducci
(con Wolf Bukowski e Valerio Renzi)

– 10 marzo, Padova al BiosLab
(con Valerio Renzi)

– 17 marzo, Pisa al Teatro Lux

– 23 marzo, Bergamo al Barrio Campagnola

– 24 marzo, Milano alla libreria Les Mots

– 25 marzo a Cinisello Balsamo (Mi) allo Spazio  20092

Ecco alcune delle recensioni.

da Repubblica
da Repubblica

«Anche le migliori intenzioni generano retoriche, luoghi comuni, false notizie. Santoro sta attento a non farlo non punta l’indice, non si appiglia alla logica del decoro, dell’abitazione, della proprietà, logica che traccia un confine nettissimo fra chi sta dentro e chi sta fuori. Anzi la rovescia nel suo opposto: la logica dell’indecoroso, dello stravagante, dello scandaloso, come Shazad che canta di notte in una strada di Torpignattara invece di starsene chiuso in un loculo»
Vanessa Roghi su Minima Et Moralia

«Come facevamo noi tanti anni fa, quando vivevamo le strade senza rinchiuderci in casa. Santoro lavora con le cifre, coi racconti, con la memoria. Cammina per le strade, ascolta testimoni e avvocati. Fa quello che un giornalista d’inchiesta deve fare e lo fa meravigliosamente bene, con una penna degna di Rodolfo Walsh. Segue la morte di un ragazzo pakistano e attorno costruisce un contesto che ci porta fino alla morte della signora Reggiani, anni fa; agli assalti dei neofascisti contro i centri dei profughi; alle incursioni della destra pariolina nel mondo delle borgate»
Alberto Prunetti
su Il Lavoro Culturale

12605418_1006295596080680_4033136174585026056_o«Roma si può e si deve osservare anche da altrove. Dalle periferie ad esempio, tema ormai scomparso dalle agende dei partiti. È da lì che parte la narrazione di Giuliano Santoro, da una sera d’estate del 2014, quando su un marciapiede del quartiere di Tor Pignattara rimane a terra Shahzad, migrante pakistano ammazzato a calci e pugni da un minorenne italiano […]. Un episodio dove la condanna del responsabile rischia soltanto di servire ad archiviare come singolo episodio quanto accaduto»
Andrea Gaiardoni sul Venerdì di Repubblica

sparwasser«L’autore ha utilizzato fonti diverse: inchieste sociali e istituzionali, atti giudiziari, interviste, articoli, dichiarazioni dei politici. Si ricompone un puzzle fatto di pezzi apparentemente distanti tra loro, che trovano però una coerenza nel momento in cui vengono messi in relazione all’omicidio del 2014. Le politiche abitative e la storia della Pantanella, Salvini e i tagli al sociale, la precarietà delle nuove generazioni e i conflitti degli anni Settanta, il fascismo e la resistenza, l’urbanistica e l’antropologia: un insieme di voci che restituisce la giusta complessità e una profondità non scontata alla vita di un territorio, perennemente schiacciato da sguardi che anche quando cercano di essere complici peccano generalmente di superficialità e di approssimazione»
Michele Coletti su Napoli Monitor

palo«’Cos’hai, perché giri senza pausa e non smetti di cantare, dove vai a dormire stanotte, hai bisogno di qualcosa?’ Questo vorrei aver chiesto a Shahzad quella notte, quando lo sentivo girare per le vie del quartiere. Invece ho chiuso la finestra, sperando che andasse via o che smettesse. Poche strade più in là, pochi minuti dopo, Shahzad ha trovato la morte – una mano de fero, nel linguaggio cinematografico del verdoniano Mario Brega, adottato come metafora da Santoro, che si chiede se qualche altra mano-piuma avrebbe potuto aiutare Shahzad. Forse la mia? Resterà sempre il dubbio»
Robert Castrucci
sul blog Soluzione Digitale

Qui avevo raccolto le prime recensioni.

Infine, ecco Elio Germano che legge l’incipit del libro. Su Giap l’audio integrale della serata.

 

Da qualche giorno assieme a tutti gli altri libri del catalogo di Alegre, Al Palo della Morte è disponibile anche in ebook. Lo trovate qui.

Il prossimo titolo della collana “Quinto Tipo” è Settantadue di Simone Pieranni. Tutte le info qui.

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